Il ministro della Giustizia Nordio alza il livello dello scontro politico sul referendum attaccando i membri togati del Csm, dove – dice -le correnti della magistratura avrebbe creato “un sistema paramafioso”.
Parole che provocano una alzata di scudi delle opposizioni. Anche Giovanni Bachelet, presidente del Comitato società civile per il No ha espresso “composta costernazione” per le affermazioni di Nordio, che ha replicato definendo “scomposta” l’indignazione per le sue parole. In una intervista al Mattino di Padova, Nordio ha detto che nel Csm tra le correnti della magistratura c’è “una consorteria autoreferenziale che solo il sorteggio può eliminare”.
“I magistrati iscritti all’Anm sono il 97% – ha detto – una percentuale bulgara. Perché se non ti iscrivi non fai carriera. E quando si elegge il Csm, iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare, può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un ‘padrino’ è finito, morto”. “Il sorteggio rompe questo meccanismo ‘paramafioso’, questo verminaio correntizio”, “un mercato delle vacche”.
Immediate sono arrivate le critiche delle opposizioni, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, Da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni fino a Carlo Calenda. Due le accuse: quella di essere “un irresponsabile” per aver portato il confronto sul referendum a livello di scontro istituzionale, e quella di offendere i magistrati, molti dei quali sono stati uccisi dalle mafie. Ma anche la magistratura associata si è indignata con Nordio: “Le sue parole – ha affermato l’Anm – offendono la memoria di chi ha perso la vita per lottare contro la mafia nel corso della storia d’Italia e mortificano il lavoro di chi, sul territorio, ogni giorno, mette a rischio la propria incolumità personale per contrastare la criminalità organizzata, a difesa della collettività”. Un invito al rispetto per le toghe arriva anche dal membro laico Ernesto Carbone, vicino al centrosinistra, mentre l’altro laico, Enrico Aimi, eletto in quota Fi, tenta di raffreddare il clima: “Al centro non deve esserci lo scontro tra centrodestra e centrosinistra, ma una scelta di merito”.
Parole analoghe le pronunciano dal ministro Guido Crosetto, che sottolinea gli aspetti di merito della riforma, anche alla luce dell’invito arrivato sabato dalla Direzione di Fdi di non politicizzare il dibattito sul referendum. Dal Quirinale non trapela nessuno stato d’animo del Presidente della Repubblica, che tra l’altro presiede il Csm . Anche se appena una settimana fa, firmando il nuovo decreto di indizione del referendum, aveva espresso preoccupazione per le polemiche della maggioranza contro la Cassazione che debordavano in scontro istituzionale. Dal centrodestra c’è da registrare il silenzio della Lega, e un intervento di Fi del solo portavoce Raffaele Nevi.
A soccorrere Nordio ci pensa Fdi, con il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami, che ha definito “ridicoli” gli attacchi di Schlein e Conte, mentre il suo vice, Alfredo Antoniozzi, cresciuto negli anni 80 nella Dc, raffredda il clima assicurando “il rispetto” del partito alla magistratura. Nel pomeriggio inoltrato Nordio ha controreplicato: “Non capisco tanta indignazione scomposta alle mie dichiarazioni. Io mi sono limitato a citare le affermazioni di Nino Di Matteo, un noto Pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, riportate dal Fatto quotidiano e da altri giornali, quindi fonti non particolarmente vicine a noi, nel settembre 2019. Di Matteo parlò di ‘mentalità e metodo mafioso'”.
Parole considerate “provocatorie” in casa Dem dove Di Matteo, e i suoi attacchi a Napolitano, non sono considerati un riferimento. Intanto, dal fronte dei contrari alla riforma si ritiene che l’attacco del ministro aiuti la vittoria del No: “ci penseranno fra poco i cittadini, votando NO al referendum – ha detto Giovanni Bachelet – a mandare a casa, insieme alla sua cosiddetta riforma, il ministro che chiama mafiosi i propri magistrati”.
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