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I diplomatici di diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, si sono raccolti sulla tomba dell’oppositore, nel cimitero Borisovo. I media dell’opposizione hanno riferito che analoghi omaggi sono avvenuti in altre città russe, tra le quali San Pietroburgo e Novosibirsk, dove fiori sono stati deposti da qualche cittadino sui memoriali dedicati alle vittime della repressione politica. L’ong Ovd-Info, specializzata nell’assistenza legale agli oppositori, ha detto che un uomo è stato fermato – per venire rilasciato poco dopo – mentre deponeva fiori su uno di questi monumenti a Volgograd. Mentre a Mosca è stato preso in custodia dagli agenti un giovane che aveva messo in atto una protesta individuale mostrando in strada un cartello con la scritta ‘La Russia sarà libera!’.
Per prime si sono recate sulla tomba di Navalny sua madre, Lyudmila, e Alla Abrosimova, la madre della vedova dell’oppositore, Yulia. Lyudmila, citata dal canale televisivo dell’opposizione Dozhd, ha rilanciato l’accusa alle autorità di avere ucciso il figlio. “I mandanti sono noti a tutto il mondo, ma noi vogliamo conoscere tutti coloro che hanno partecipato a questo”, ha detto, la madre dell’oppositore, due giorni dopo che Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi hanno accusato Mosca di averlo avvelenato con l’epibatidina, una tossina che si trova sulla pelle di una rana originaria dell’Ecuador. I cinque Paesi affermano di basare le loro conclusioni “sull’analisi di campioni” del corpo dell’oppositore russo, morto a 47 anni mentre scontava una condanna a 19 anni di reclusione.
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“Noi, naturalmente, non accettiamo tali accuse – ha affermato Dmitry Peskov, il portavoce del presidente Vladimir Putin -. Non concordiamo. Le consideriamo parziali e infondate. E, di fatto, le respingiamo categoricamente”. Di diverso avviso i vertici della Commissione Ue: “Il regime russo non si limita a bombardare l’Ucraina, ma continua anche a mettere a tacere gli oppositori in patria”, sostiene l’alto rappresentante Kaja Kallas, secondo cui il Cremlino “è pienamente responsabile” dell’uccisione di Navalny.
Dopo la morte, avvenuta il 16 febbraio del 2024, le autorità russe avevano rifiutato per diversi giorni di consegnare il corpo di Navalny ai familiari, contribuendo a suscitare sospetti sulle cause del decesso, a proposito delle quali erano circolate le voci più disparate. La vedova, Yulia Navalnaya, aveva affermato che il marito era stato ucciso con il Novichok, un agente nervino sviluppato da Mosca fin dai tempi dell’Urss. Due giorni dopo il Times, citando una ong per i diritti umani, aveva affermato che Navalny era stato ucciso con una presunta tecnica del “pugno al cuore” messa a punto dagli agenti del Kgb. Ancora qualche giorno dopo Kyrylo Budanov, a quel tempo capo dei servizi d’intelligence ucraini, aveva affermato di avere ottenuto informazioni secondo le quali l’oppositore russo era morto per cause naturali. A fine aprile di quel 2024, quindi due mesi e mezzo dopo il decesso di Navalny, i servizi d’intelligence statunitensi, citati dal Wall Street Journal, dissero di essere giunti alla conclusione che Putin non aveva ordinato di ucciderlo.
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