I media: ‘Non solo gli Epstein file dietro le accuse ad Andrea’. A Londra è allarme per la monarchia – Notizie – Ansa.it

I media: ‘Non solo gli Epstein file dietro le accuse ad Andrea’. A Londra è allarme per la monarchia – Notizie – Ansa.it


Mentre sono concluse le perquisizioni presso la casa di Mountbatten-Windsor nella tenuta di Sandringham, dove l’ex principe Andrea è stato arrestato ieri, le ricerche della polizia continuano anche oggi presso la Royal Lodge nella tenuta di Windsor. Lo scrivono i media britannici. La Bbc scrive che nell’ultima ora diversi veicoli senza contrassegni sono arrivati al Royal Lodge e almeno due erano guidati da agenti di polizia in uniforme. 

Spunta anche l’ipotesi di elementi legati non solo alle rivelazione dei cosiddetti Epstein file dietro il fermo di polizia a cui ieri è stato sottoposto l’ex principe. Lo segnalano i media britannici, inclusa la Bbc, emittente pubblica di riferimento nel Regno; mentre c’è chi sottolinea come Andrew Mountbatten-Windsor sia stato sottoposto – al pari di ogni fermato – persino “all’umiliazione” della raccolta delle impronte digitali o della foto segnaletica. La decisione di procedere a un’azione così clamorosa – senza precedenti per un membro del suo rango della casa reale, privato negli ultimi tempi di tutti i titoli e messo al bando da ogni ruolo ufficiale ma tuttora ottavo sulla carta nella linea di successione per diritto di sangue, in attesa di eventuali interventi legislativi ad hoc – si spiegherebbe con la possibile raccolta d’indizi governativi anche da altre fonti, sottolineano alcuni esperti. 

 

 

È l’immagine del viso dell’ex principe Andrea con l’espressione stravolta, dopo il rilascio seguito ieri sera al fermo di 12 ore cui il fratello di re Carlo III è stato sottoposto dalla polizia britannica che lo indaga nell’ambito in relazioni ai rapporti con il defunto finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein, a dominare oggi tutte le prime pagine dei giornali del Regno: uniti, dalla stampa più autorevole a quella più sensazionalista, a sottolineare l’arresto del terzogenito di Elisabetta II come un evento sismico di portata storica, a puntare il dito contro di lui – tuttora sulla carte ottavo per diritto di sangue nella linea di successione alla corona – e a proiettare ombre allarmanti sullo stesso futuro della monarchia.

 

 

Fra i tabloid spicca il titolo irridente del Sun sotto la foto di Andrew Mountbatten-Windsor colto dai flash con gli occhi sbarrati mentre rientra a casa dopo l’arresto nel giorno del 66esimo compleanno e il rilascio: “Ora suda”. Un riferimento all’improbabile alibi che l’ex duca di York aveva tirato fuori – sostenendo d’aver sofferto in passato di una sindrome che gli avrebbe impedito di sudare, contratta ai tempi della sua missione di guerra nel conflitto con l’Argentina per le isole Falkland-Malvinas – durante un’intervista-boomerang alla Bbc del 2019 per contestare le accuse di Virginia Giuffre, una delle vittime del giro di giovani sfruttate da Epstein e da Ghislaine Maxwell a beneficio proprio o di amici ricchi e potenti, che denunciava d’essere stata indotta ad avere rapporti sessuali con lui a 17 anni almeno tre volte. E ricordava come Andrea “sudasse copiosamente”.

 

 

Molti giornali, dal Guardian al Mail puntano invece sulle parole con cui re Carlo sembra aver preso definitivamente le distanze dal fratello, limitandosi a sottolineare dopo il fermo che “la legge deve fare il suo corso”. Parole che non impediscono peraltro ad alcuni commentatori di evocare gli imbarazzi e i rischi che il sovrano 77enne ha ancora di fronte, mentre le indagini potrebbero far emergere ulteriori dettagli sulle coperture garantite in passato dalla famiglia reale al reprobo. Imbarazzi che secondo qualcuno potrebbero suggerire prima o poi a Carlo un passo indietro a beneficio del suo primogenito ed erede al trono William, presentato da una parte dell’establishment come inflessibile sul destino di Andrea: almeno negli ultimi tempi.

Le indagini proseguono

L’indagine in questione intanto prosegue, con le ulteriori perquisizioni svolte nella lussuosa ex residenza di Royal Lodge. E riguarda al momento esclusivamente il filone della presunta “condotta illecita nell’esercizio di funzioni pubblici” contestata all’ex duca di York: in relazione alla condivisione di informazioni riservate – con Jeffrey Epstein e con altri – avvenuta al tempo in cui Andrea era ancora membro attivo della dinastia e rivestiva, fra il 2001 e il 2011, il ruolo di emissario commerciale del governo britannico nell’ambito di una serie di missioni in Asia. Il tutto mentre restano di sfondo anche i sospetti sui legami avuti dallo stesso ex principe, in passato, nelle sue attività di pubbliche relazioni e consulenze internazionali, con interlocutori ritenuti vicini a servizi di spionaggio di Paesi come la Cina; nonché le indagini parallele sui riflessi britannici relativi ai voli privati di ragazza del giro di Epstein, ‘condivise’ a suo tempo dal defunto finanziere pedofilo anche con amici vip residenti nel Regno. Ragazze di varia nazionalità, alcune delle quali giovanissime, che per la sua parte Andrea avrebbe accolto talora persino a Buckingham Palace, dove sotto il regno di Elisabetta aveva un ufficio, nel quadro d’incontri sfuggiti alla normali procedute di sorveglianza. E a cui si sarebbe sommato persino il ricevimento a palazzo di personaggi screditati come il produttore cinematografico americano e sospetto predatore sessuale Harvey Weinstein.

Lo scandalo travolge anche la società di consulenza dell’ex ministro Mandelson

Lo scandalo legato al nome di Jeffrey Epstein nel Regno Unito continua ad avere effetti pure sull’ex ministro laburista Peter Mandelson: già eminenza grigia del New Labour di Tony Blair, noto da tempo per gli stretti legami con il defunto finanziere pedofilo americano, la cui nomina ad ambasciatore negli Usa di Donald Trump da parte di Keir Starmer, costretto poi a silurarlo e a chiedere scusa, ha contribuito ad azzoppare in queste settimane la vacillante leadership del premier britannico attuale.

L’ultima novità riguarda la società di consulenza internazionale Global Counsel, fondata da Mandelson con alcuni soci a scopo di lucro e attiva per anni a sostegno di governi e colossi del business di vari Paesi, ormai sulle soglie della bancarotta. L’azienda, semi-paralizzata dall’escalation dello scandalo, ha avviato la procedura per l’amministrazione giudiziaria controllata, come anticipato nei giorni scorsi dai media e confermato oggi sui social dai vertici societari.

Nella nota, si sottolinea come il 72enne Mandelson non abbia al momento alcun ruolo all’interno di Global Counsel e si fa riferimento a un residuo portafogli di clienti rimasti fedeli per alimentare la speranza di evitare una chiusura definitiva. Ma si riconosce come “la condotta” dell’influente ex ministro ed ex ambasciatore abbia avuto un impatto “indelebile sulla percezione pubblica” dell’azienda. Global Counsel impiega oltre 100 persone e ha uffici a Londra, ma anche negli Usa, in Qatar o a Singapore. Il direttore generale Benjamin Wegg-Prosser si è dimesso di recente, ma questo non ha impedito a clienti britannici di spicco come il colosso bancario Barclays, quello della grande distribuzione Tesco o la Premier League del calcio inglese d’interrompere ogni rapporto.

Gli eredi Epstein pagheranno 35 milioni ad alcune delle vittime

Gli eredi di Jeffrey Epstein hanno accettato di pagare fino a 35 milioni di dollari per chiudere una class action che accusava due consulenti del finanziere pedofilo di favoreggiamento del suo traffico sessuale di giovani donne e adolescenti. Lo riporta Nbc news citando Boies Schiller Flexner, uno degli studi legali che rappresenta no le vittime del finanziere morto suicida in carcere. L’accordo pone fine ad una causa intentata nel 2024 contro l’ex avvocato personale di Epstein, Darren Indyke, e l’ex contabile Richard Kahn, co-esecutori testamentari.

Gli eredi del pedofilo hanno istituito un fondo di risarcimento che ha erogato 121 milioni di dollari alle vittime, più altri 49 milioni per la risoluzione di cause. Né Indyke né Kahn “hanno fatto alcuna ammissione o concessione di colpa”, ha dichiarato il loro avvocato Daniel H. Weiner. “Non avendo fatto nulla di illecito, i co-esecutori testamentari erano disposti a contestare le accuse contro di loro fino al processo, ma hanno accettato di mediare e transigere questa causa al fine di raggiungere la definitiva conclusione di eventuali rivendicazioni contro gli Epstein Estate”, ha affermato Weiner.

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