Chi sono i tre giudici che hanno ‘tradito’ Trump alla Corte Suprema sui dazi – Notizie – Ansa.it

Chi sono i tre giudici che hanno ‘tradito’ Trump alla Corte Suprema sui dazi – Notizie – Ansa.it


John Roberts, Neil Gorsuch, Amy Comey Barrett: alla Corte Suprema, pochi giorni prima del discorso sullo Stato dell’Unione, tre giudici conservatori hanno clamorosamente tradito il presidente Donald Trump sui dazi. Tre tra i massimi esponenti della giurisprudenza di destra hanno espresso scetticismo sull’uso espansivo del potere esecutivo a fini commerciali, e questo nonostante la Corte Suprema dell’era Trump sia stata finora spesso percepita come allineata con il presidente repubblicano su molte questioni giuridiche.

John Roberts, il presidente della Corte nominato nel 2005 da George W. Bush, ha letto con voce ferma l’opinione di maggioranza, sottolineando che la Costituzione riserva al Congresso il potere di imporre tasse e dazi, e che misure economiche di vasta portata richiedono una “chiara autorizzazione legislativa”. Si sono uniti a lui sia Gorsuch, uno dei giudici più strettamente associati all’agenda di Trump e il primo da lui nominato nel 2017 al posto di Antonin Scalia, e la Barrett, l’ultima venuta durante il primo mandato e che, dopo la morte della liberal Ruth Bader Ginsburg, aveva sigillato la maggioranza conservatrice della Corte per decenni a venire.

L’opinione di Roberts, destinata a provocare imbarazzo quando i togati si siederanno in Congresso a pochi passi da Trump per il Discorso sullo Stato dell’Unione, non è in realtà una sorpresa: il giudice capo si è in passato distinto da posizioni apertamente repubblicane come quando nel 2012 salvò l’Obamacare contro le pressioni del Gop che voleva invalidare la legge. Ma anche Gorsuch e la Comey si sono espressi talora contro politiche conservatrici tradizionali. La decisione di oggi rompe d’altra parte con quello che dal 2024, quando la Corte riconobbe a Trump un’ampia immunità dalla giurisdizione penale, sembrava un trend saldamente consolidato.

Questo andamento si è bruscamente interrotto con la prima decisione nel merito – con una sentenza cioè definitiva sulla legittimità di un’azione esecutiva – riguardante un elemento chiave dell’agenda del secondo mandato. Quella di Roberts e degli altri due conservatori è stata, di fatto, una dichiarazione di indipendenza. E’ stato anche un nuovo capitolo in una serie di scontri tra i vertici di due rami del governo federale, molto diversi per stile e temperamento: da un lato il presidente della Corte, controllato e cerebrale; dall’altro un presidente diretto e provocatorio. Lo scorso marzo, poche ore dopo soltanto la richiesta di Trump di mettere in stato di accusa il giudice che aveva cercato di fermare la deportazione di 200 migranti in Salvador, Roberts prese una rara posizione pubblica: “Da oltre due secoli è stabilito che l’impeachment non è la risposta appropriata al disaccordo su una decisione di un magistrato”. Trump aveva dovuto incassare un’altra bacchettata sulle mani dopo aver definito “un giudice di Obama” un magistrato che aveva deliberato contro le sue politiche sull’asilo: “Non abbiamo giudici di Obama o giudici di Trump, giudici di Bush o giudici di Clinton. Abbiamo un gruppo straordinario di giudici dediti alla loro professione che fanno del loro meglio per garantire eguali diritti a chi compare davanti a loro. L’indipendenza della magistratura è qualcosa di cui tutti dovremmo essere grati”.

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