Miracolo a Milano, 46 anni dopo la partita passata alla storia con l’Unione Sovietica, gli Stati Uniti conquistano di nuovo un oro olimpico battendo il Canada 2-1. Jack Hughes ha segnato il golden gol dopo tre tempi in cui nessuna delle due squadre si è risparmiata e i giocatori della NHL, che compongono interamente le due formazioni, hanno dato spettacolo per 62 minuti.
Si chiude così il torneo maschile di Milano Cortina, con un argento che i canadesi si fanno mettere al collo come fosse un cappio, tra teste basse, sguardi spenti e strette di mano solo dovute.
Era più di una partita, “è ciò che ogni americano e canadese guarda da bambino, è l’apice di questo sport. Non ci sarà un televisore senza questa partita negli Stati Uniti e in Canada” aveva detto prima di scendere in campo l’attaccante statunitense Matthew Tkachuk.
“Congratulazioni alla nostra grande squadra di hockey. Hanno vinto l’oro! Che partita” il commento dopo il successo del presidente Donald Trump, che, assente, la partita l’ha guardata in tv. All’inizio della settimana, anche la formazione femminile, in una partita gemella, ha battuto il Canada, sempre nell’overtime, e ora era all’Arena Santa Giulia a sostenere il capitano Auston Matthews e la sua squadra.
Altri tifosi di eccezione, Mikaela Siffrin, medaglia d’oro nello speciale (“è il mio primo evento ai Giochi Invernali da spettatrice”) in un caldo maglione a stelle e strisce; la medaglia d’oro dello short track Steven Dubois con tutta la squadra dei pattini canadese. In tribuna d’onore, per la sfida più politica che c’è, anche i ministri Andrea Abodi e Matteo Salvini e il presidente del Senato Ignazio La Russa, con signora.
L’Arena è biancorossa, lo si vede dalle maglie e dalle bandiere e lo si sente dal tifo, ma il sostegno del pubblico non basta alla squadra canadese per imporsi. E’ priva del suo capitano Sidney Crosby, infortunatosi ai quarti, ma non per questo meno determinata.
Il Canada attacca in un pressing costante (a fine partita si contano 42 tiri in porta contro i 28 degli Usa), ma i primi a concretizzare sono gli americani, al sesto minuto del primo tempo con Matt Boldy. Nel secondo tempo il nervosismo sale, hanno tutte facce da bravi ragazzi del liceo ma poi menano come fabbri, i bastoni si agganciano, le ostruzioni e gli sgambetti si ripetono.
Gli Usa restano per due minuti con due uomini in meno, ma il Canada non ne trae vantaggio. Non smettono di provarci e riprovarci, tirano altre 11 volte in porta e il pareggio arriva a meno di due minuti dalla fine del secondo tempo, a segnare Makar Cole assistito da Davon Toews.
I paradenti sono come ‘cicche’ in bocca, per scaricare la tensione in panchina, pronti a entrare in aiuto dei compagni. Il tempo è a zero e si va all’overtime. Anche a Milano Cortina, come in altre celebri partite, l’oro dell’hockey si decide al golden gol.
In campo solo un portiere e tre giocatori per squadra per il tempo supplementare da 20 minuti, ma ne bastano due a Hughes per segnare. Il campione Usa finisce con la bandiera a stelle e strisce sulle spalle e una bocca malconcia (ha sacrificato un dente per l’oro).
“Amo gli Stati Uniti, amo i miei compagni di squadra. sono così orgoglioso di essere americano. È incredibile quanto sia forte l’unione dell’hockey statunitense” ha esultato il match winner. Anche a Vancouver 2010, le due finaliste non si incrociavano da allora, il torneo maschile fu vinto nell’overtime con il celebre golden goal di Sidney Crosby.
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