Le bombe in Ucraina non si fermano, la pace resta lontana – Notizie – Ansa.it

Le bombe in Ucraina non si fermano, la pace resta lontana – Notizie – Ansa.it


“Stavamo dormendo. Quando il missile ha colpito, abbiamo sentito un fischio per due secondi e poi è caduto. Qui vivono solo civili, ci sono scuole, asili, case private. Non c’è alcun legame con strutture militari”. Le parole di Anton dopo l’ultimo attacco notturno che ha colpito Kiev sono uguali a quelle che dal 24 febbraio 2022 sono state ripetute milioni di volte da milioni di ucraini. Un popolo che varca la soglia del quinto anno di invasione russa consapevole che se da una parte il negoziato per la fine della guerra non aveva mai fatto così tanti progressi come ora, dall’altra le discussioni diplomatiche non cambiano la drammatica realtà alla quale sono costretti da quattro anni: uomini, donne e bambini svegliati ogni notte dalle sirene dell’antiaerea e dalle esplosioni.
    Obbligati a dormire sui pavimenti dei rifugi, a studiare in scuole nate sotto terra, costretti al coprifuoco e alla mancanza di elettricità e riscaldamento. Un Paese spezzato, tra chi vive sotto il governo ucraino e chi sotto le autorità filo-russe a sud e nell’est.

Esperti e leader occidentali e ucraini, ma anche le persone comuni, concordano sul fatto che il 2025 sia stato l’anno più buio della guerra, per Kiev. E non solo per le milioni di persone rimaste senza luce e al gelo per gli attacchi senza precedenti alle infrastrutture energetiche, le conquiste territoriali rivendicate da Mosca nel sud e nell’est, o il tragico record di vittime civili (2.514 secondo l’Onu). Ma anche per la piega che ha preso il destino del conflitto, con l’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca. Il tycoon ha fatto saltare tutti gli equilibri, evidenziando da subito che ora niente è dato per scontato. Un messaggio reso con brutale chiarezza nell’agguato teso dal presidente americano a Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale, in cui la nuova America ha chiesto il conto al leader ucraino per un sostegno che si deve pagare.
    Anche a suon di accordi economici esclusivi con gli Stati Uniti, previsti nel piano di pace elaborato da Washington e rimaneggiato più e più volte negli ultimi mesi.
 La bozza iniziale del piano è frutto dello storico incontro di Ferragosto tra Trump e Putin in Alaska, dal quale nacque il cosiddetto ‘spirito di Anchorage‘, più volte invocato da Mosca come a indicare che è lì che sono stati concordati i punti fermi di una possibile intesa per la fine delle ostilità. Ma nessun ucraino era presente ad Anchorage a dire la sua. E da quel momento, Trump ha dettato il sostenuto ritmo di marcia del negoziato degli ultimi sei mesi, al quale Zelensky e i suoi alleati europei hanno fatto fatica a stare al passo. Se infatti il 2025 è stato l’anno più buio per tutta l’Ucraina, lo è stato soprattutto per il suo presidente, costretto a convivere con un alleato chiave che lo ha più volte definito un dittatore, un ‘moderno P.T. Barnum’, un piazzista. E che ha mandato in crisi un’unità transatlantica che prima dell’avvento del tycoon, faceva da chiaro argine alla Russia, che guarda con favore alle divisioni dell’Occidente.

Zelensky ha poi dovuto fare i conti con un consenso in picchiata in patria, uno scandalo di corruzione senza precedenti che gli ha portato via il suo braccio destro Andriy Yermak. E per ultime, le pressioni statunitensi a indire al più presto elezioni. A tutto questo, il presidente ucraino ha provato a mettere un argine anche grazie all’appoggio degli alleati europei: ha incassato garanzie di sicurezza e la nascita di una ‘coalizione dei volenterosi’ pronta anche a schierare soldati in Ucraina dopo il cessate il fuoco, ha risposto agli attacchi di Mosca colpendo infrastrutture petrolifere e del gas russe come mai prima. E solo pochi giorni fa, ha rivendicato la riconquista di 300 chilometri quadrati nel sud del Paese.

Con queste premesse, non è assurdo pensare che il 2026 possa essere un anno di svolta per le sorti del conflitto. E un anno di scelte drammatiche per l’Ucraina, con l’ombra delle concessioni territoriali che si allunga sui negoziati. L’inviato americano Steve Witkoff ha espresso la speranza che un nuovo round di colloqui possa aver luogo entro le prossime tre settimane, e che si possano concludere con uno storico incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Più volte, il leader ucraino ha indicato che certe questioni, a partire da quelle dei territori, possono essere risolte solo in un incontro tra leader. Nel frattempo, nulla cambia per la popolazione che nella notte tra sabato e domenica ha fatto i conti con 300 droni e 50 missili che hanno provocato un morto e decine di feriti a Kiev e in altre regioni ucraine, mentre a Leopoli un attentato ha ucciso un poliziotto e ferito 25 persone. Numeri che vanno ad aggiungersi alle centinaia di migliaia di vittime di un conflitto che continua a devastare le famiglie. E alimentare un inverno demografico di un popolo che giorno dopo giorno, fatica a vedere la speranza di un futuro di pace. 
   

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