ANSA – di Alessandra Magliaro.
L’intelligenza artificiale con il suo incrociare dati, elaborare indizi può diventare anche un modo per fiutare i trend nell’aria, immaginando futuri prodotti bestseller riducendo l’invenduto e ottimizzando al tempo stesso l’impatto commerciale e ambientale: non è magia, ma quello che già comincia ad accadere in tanti settori della moda.Al Micam, il salone della calzatura tra i più importanti a livello globale, c’è un primo esempio di progetto data-driven per fornire le indicazioni più affidabili sui trend stagionali e per ottimizzare gli acquisti. Non è un passo nuovo da poco: un’azienda che fa centro su una nuova tendenza o riesce a guidarla è vincente e se gestisce la linea produttiva al meglio non avrà l’invenduto con tutte le conseguenze economiche ma anche ambientali che questo comporta. Questo primo esempio, dedicato alle scarpe, può fare da apriprista mentre l’intelligenza artificiale applicata alla moda sta già dando altri risultati come le tante app in cui puoi vedere una varietà di abiti indossati sullo stesso utente, per non parlare di brand che costruiscono grazie all’Ia tutti i look su misura elaborando le misure del cliente che può scegliere, provando prima su un book interattivo, stoffe, lunghezze, rifiniture. Instagram, E-commerce, sfilate di moda e interesse dei consumatori vengono utilizzati per supportare le previsioni di tendenza. La guida 2026 sulle calzature, che abbiamo sfogliato in anteprima, fa capire molto dell’apporto che l’intelligenza artificiale usata come strumento può realizzare. Emerge il macrotrend del Rinascimento primordiale che comprende due opposti: scarpe robuste, con materiali ‘imperfetti’ magari invecchiati, un’ispirazione rurale e scarpe che con pizzo, velluto, raso vestono in modo elegante, quasi rinascimentale.
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