Cinturrino resta in carcere, ‘mente e usa metodi intimidatori’ – Notizie – Ansa.it

Cinturrino resta in carcere, ‘mente e usa metodi intimidatori’ – Notizie – Ansa.it


Non c’è dubbio che, quando ha sparato da quasi 30 metri a Abderrahim Mansouri, avesse la “volontà” di uccidere. E che con la versione di ieri ha continuato a mentire, ammettendo solo “aspetti che risultavano” acclarati, come di aver “alterato la scena del delitto” mettendo quella pistola finta. Anzi, ha pure tacciato di “infamità” i colleghi che negli interrogatori da indagati si sono ravveduti, mentre i suoi “metodi intimidatori” nelle operazioni borderline trovano “conferma” in più testimonianze.

E’ netto il giudizio su Carmelo Cinturrino da parte del gip di Milano Domenico Santoro che, pur non convalidando il fermo per mancanza del pericolo di fuga, ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere, come chiesto dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, confermando il quadro delle analisi e dei verbali raccolti nelle indagini della Squadra mobile.

In poche parole, può uccidere ancora e inquinare le prove. Presto perderà la divisa. “Subito dopo il fermo – ha annunciato il capo della Polizia, Vittorio Pisani – ho dato disposizione al questore di Milano di nominare il funzionario istruttore per avviare il procedimento disciplinare per la sua destituzione dalla Polizia di Stato”. Di solito, ha aggiunto, “si attende almeno il rinvio a giudizio, ma questo caso è abbastanza chiaro e di estrema gravità”.

“Un quadro doloroso, in particolare per chi serve lo Stato”, per il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che oggi a Milano ha incontrato i dirigenti della Questura “per rinnovare ancora una volta il mio apprezzamento e la mia gratitudine per il lavoro che svolgono anche in contesti difficili”. Perché “l’episodio di Rogoredo, per quanto gravissimo, non può intaccare una lunga storia di dedizione, disciplina e servizio che caratterizza le nostre forze di polizia”.

Cinturrino, da San Vittore attraverso l’avvocato Pietro Porciani, fa sapere che ricorrerà al Riesame per chiedere i domiciliari, dall’ordinanza viene fuori, nero su bianco, la sua nuova ricostruzione nell’interrogatorio, poco credibile per il giudice. “Lui ha fatto un movimento, si è abbassato, poi si è alzato e io ho tirato fuori l’arma perché mi sono spaventato e ho esploso un colpo (…) a scopo intimidatorio”, ha detto.

E’ “ben difficile” ritenere, spiega il gip, che fosse quella l’intenzione, con uno sparo “da distanza rilevante” che ha centrato “la vittima esattamente alla testa”. Appena seduto di fronte al giudice si era detto pronto a collaborare. Un “intento” che, però, si è fermato alla messinscena della replica della Beretta piazzata vicino al corpo. Il poliziotto ha persino “continuato a negare di aver toccato il corpo”, che invece avrebbe girato per far credere che era stato colpito frontalmente e non quando era leggermente voltato per fuggire.

“E’ caduto faccia in avanti e poi si è girato”, è arrivato a sostenere. Poi, l’attacco agli altri agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso e che erano nel bosco di Rogoredo quel pomeriggio. “Smentisco ogni infamità che hanno tirato fuori”, ha risposto, qualificando così le loro dichiarazioni sul fatto che chiedesse soldi e droga a pusher e tossici. Un quadro pesante, sviluppato nelle indagini che si stanno allargando e confermato, si legge, da deposizioni “rese dagli altri operatori” del Commissariato Mecenate.

Un contesto di pizzo e prevaricazioni che era stato già evocato dai legali dei familiari di Mansouri, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli. “Ho avuto sempre la stima di tutti, non ho mai preso una lira da nessuno, né droga”, si è difeso ancora Cinturrino, negando di essere mai stato “un violento”, che avrebbe pestato addirittura un tossicodipendente disabile con un martello.

Lui che si vanta, invece, dei tanti arresti inanellati, che ha “una cartella che si chiama ‘Marocco’ con tutte le foto dei marocchini arrestati” e che continua a dire di non aver mai conosciuto Mansouri, mentre, pure secondo i colleghi, lo aveva preso di mira. Non dice la verità e, per il gip, getta ombre sugli altri raccontando che erano “tutti consapevoli del posizionamento della pistola accanto al corpo”, dato che “appare smentito dalla concordia delle dichiarazioni”.

Credibile, invece, è il teste oculare, l’afgano a cui Cinturrino avrebbe detto di andarsene, quando il 28enne era agonizzante e chiamando i soccorsi solo dopo 22 minuti. Non era affatto “spaventato” da quella pietra che Mansouri poco prima teneva in mano. “Ha sparato – ha raccontato – ha chiamato qualcuno (…) Poi io sono andato fino ad un albero e lui mi ha detto ‘vai, esci di qua'”.

 

 

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