Achelle Occhetto entra nel Pci quando ancora c’era Togliatti ed è stato nella segreteria di Enrico Berlinguer.
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Alla morte di Berlinguer viene fatto il suo nome per la successione, ma viene eletto Alessandro Natta, da cui poi Occhetto riceverà il testimone diventando segretario il 21 giugno 1988.
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Nel 1989 è protagonista della “svolta della Bolognina”, in occasione del 45/0 anniversario della battaglia partigiana della Bolognina il 12 novembre 1989 annuncia a sorpresa la necessità di cambiare nome e natura al partito. Tre giorni prima era caduto il Muro di Berlino
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Il Partito Comunista Italiano (Pci) si scioglie il 3 febbraio 1991, trasformandosi nel Partito Democratico della Sinistra (Pds): abbandonata la tradizione comunista in favore di un percorso riformista, che poi porterà alla formazione dei Democratici di Sinistra (Ds) e infine al Partito Democratico (Pd)
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Occhetto appoggia il referendum maggioritario di Mario Segni che apre la strada alla democrazia dell’alternanza
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Alle politiche del 1994 venne rieletto alla Camera come leader della coalizione di centro-sinistra Alleanza dei Progressisti, che si contrappone al raggruppamento centrista dell’ex Democrazia Cristiana e al nascente centro-destra di Berlusconi
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La vittoria del centro-destra prima alle politiche e poi alle elezioni europee spinge Occhetto alle dimissioni da segretario, viene sostituito da Massimo D’Alema. Negli anni successivi Occhetto continua a occuparsi di politica, ma senza ruoli dirigenziali nel Pds prima e nei Ds dopo
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Negli ultimi anni si allontana dalla politica attiva, dedicandosi alla filosofia e ai libri. A Genova presenta il suo volume “Pensieri di un ottuagenario – Alla ricerca della libertà dell’uomo”
