Medio Oriente, la guerra arriva nel Mediterraneo, missile verso la Turchia – Notizie – Ansa.it

Medio Oriente, la guerra arriva nel Mediterraneo, missile verso la Turchia – Notizie – Ansa.it


L’epicentro resta l’Iran, ma la guerra scatenata da Stati Uniti e Israele, al suo quinto giorno, si allarga come un’onda, dal Mediterraneo all’Oceano indiano. Un missile balistico di Teheran lanciato verso lo spazio aereo turco è stato abbattuto dai sistemi di difesa della Nato, dopo aver sorvolato la Siria e l’Iraq. Sul versante opposto del Mar Arabico, al largo dello Sri Lanka, un sottomarino americano ha colpito e affondato una fregata iraniana, facendo almeno 87 morti tra i marinai e più di trenta dispersi.

Video Sottomarino Usa attacca nave iraniana al largo dello Sri Lanka, 80 morti

 

I Paesi del Golfo continuano a intercettare missili e droni lanciati in rappresaglia dall’Iran, così come Israele che ha, a sua volta, martellato i centri di comando dei pasdaran e dei basij e abbattuto un caccia iraniano nei cieli della capitale della Repubblica islamica.

 

L’Idf prosegue inoltre l’avanzata nel sud del Libano, dove affronta “scontri a distanza ravvicinata” con Hezbollah. “Il regime iraniano è finito”, ha sentenziato il capo del Pentagono Pete Hegseth, assicurando che le forze aeree di Usa e Israele prenderanno “il controllo completo dei cieli iraniani” in meno di una settimana e annunciando l’arrivo di ulteriori rinforzi nel teatro di guerra. Il segretario alla Difesa ha inoltre affermato il caso del missile iraniano verso la Turchia non innescherà l’articolo 5 della Nato che obbliga gli alleati a intervenire in difesa di un membro sotto attacco. Il missile intercettato sarebbe caduto nel distretto turco di Dortyol, nel sudest della Turchia, vicino al confine con la Siria. Fonti di Ankara ritengono però che non fosse diretto al territorio turco, ma verso “una base nella Cipro greca”, peraltro già colpita nei giorni scorsi, e che abbia deviato la propria rotta.

 

La Turchia ha convocato l’ambasciatore iraniano e intimato a Teheran di “evitare l’espansione del conflitto”. “La nostra capacità di garantire la sicurezza del nostro Paese è ai massimi livelli”, ha ammonito il presidente Recep Tayyip Erdogan riferendo di una “stretta consultazione con i nostri alleati della Nato”. Secondo fonti dell’Alleanza, sarebbero state le stesse forze armate turche inquadrate nella Nato a intercettare il missile. Sulla stessa traiettoria della Turchia, l’Iraq è piombato nel buio assoluto per un blackout energetico che ha investito l’intero Paese, prima di ritrovarsi a dover abbattere dei droni vicino all’aeroporto internazionale di Baghdad, dove si trova una base militare che ospita anche una missione diplomatica americana. L’ambasciata Usa ha invitato i propri connazionali a lasciare il Paese “non appena saranno in grado di farlo in sicurezza” e, nel frattempo, di “rimanere dove sono con scorte di cibo, acqua e medicine”.

Esplosioni sono state sentite anche a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Ma è ancora Teheran a subire la maggiore pressione militare. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito “un importante complesso militare”, che ospita i centri di comando delle Guardie Rivoluzionarie, della Forza d’élite Quds e della forza paramilitare Basij. E di aver lanciato un’ondata di attacchi sui siti di stoccaggio di missili balistici e da crociera a Isfahan e Shiraz. Come Benyamin Netanyahu nei giorni scorsi, anche il portavoce dell’Idf Effie Defrin ha diffuso un video in farsi assicurando agli iraniani che “l’offensiva ha come unico obiettivo il regime”.

Un regime che perde pezzi ogni giorno che passa e che fatica, a quanto pare, anche a nominare un successore di Ali Khamenei, ucciso nel primo giorno di guerra. Il nome del figlio Mojtaba sembra al momento non trovare conferme. Ma i fedelissimi dell’ex Guida Suprema insistono, almeno a parole: “Abbiamo una storia e una civiltà che dimostrano che non abbiamo paura della guerra e non abbiamo paura di continuarla”, ha detto l’ex vicepresidente e consigliere di Khamenei, Mohammad Mokhber, assicurando che l’Iran non intende negoziare con gli Stati Uniti. Tuttavia, secondo il New York Times, rappresentanti dell’intelligence di Teheran hanno fatto arrivare alla Cia un messaggio di disponibilità a trattare per la fine della guerra. La stessa agenzia Usa starebbe inoltre già lavorando per armare le forze curde e fomentare una rivolta popolare nel Paese che possa dare al regime già allo stremo la spallata finale. Intanto mentre la Russia condanna l’escalation ma resta al momento la finestra, la Cina ha deciso di mandare nella regione il proprio inviato speciale per il Medio Oriente per condurre non meglio precisati “sforzi di mediazione”.

 

“L’Iran era una nazione fuori controllo e ci avrebbe attaccato se non lo avessi fatto prima io”, ha detto Donald Trump in serata ad un evento alla Casa Bianca.

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