Trump liquida il figlio di Khamenei: ‘Decido io il successore’. L’Iran lancia droni sull’Azerbaigian – Medio Oriente – Ansa.it

Trump liquida il figlio di Khamenei: ‘Decido io il successore’. L’Iran lancia droni sull’Azerbaigian – Medio Oriente – Ansa.it


L’Iran come il Venezuela. Ali Khamenei come Nicolas Maduro. Almeno questa è la convinzione di Donald Trump che, a guerra ben lontana dall’essere finita, ha già mandato un messaggio a Teheran: il successore dell’ayatollah ucciso dagli attacchi di Stati Uniti e Israele lo vuole scegliere lui.

Mentre l’Assemblea degli Esperti iraniana, in riunione straordinaria per eleggere il successore di Khamenei, riceve le pressioni delle Guardie della Rivoluzione per annunciare formalmente la nomina del figlio Mojtaba, The Donald lo ha liquidato senza mezzi termini, bollandolo come un “peso piuma” e un “incompetente”.

“Per per me è inaccettabile. Vogliamo qualcuno che porti armonia e pace in Iran”, ha attaccato il presidente americano in un’intervista ad Axios. La dichiarazione rappresenta una straordinaria rivendicazione del potere americano sul futuro politico del Paese attaccato sabato scorso. Senza contare che il presidente Usa non ha nascosto che Cuba sarà la prossima a cadere dopo l’Iran: a L’Avana “vogliono un accordo”, ha assicurato.

 

A Teheran, intanto, “stanno sprecando tempo. Il figlio di Khamenei è un peso piuma. Devo essere coinvolto nella nomina, come con Delcy Rodriguez in Venezuela”, ha incalzato Trump, precisando di non voler un leader che continui le politiche dell’ayatollah che “costringerebbero gli Stati Uniti a tornare in guerra tra cinque anni”. Chi stia valutando il commander-in-chief per la successione allaguida dell’Iran è un mistero.

Anche perché ogni volta che i giornalisti gli hanno fatto questa domanda ha risposto che “i leader che avevamo in mente sono tutti morti”. Qualche giorno fa aveva scartato anche il figlio dell’ultimo scià, Reza Pahlavi, affermando di preferire qualcuno “dall’interno”. Ma il tycoon non vuole avere un ruolo solo nella scelta della nuova guida. “Avrò un impatto notevole. Lavorerò con la gente e il regime per garantire che arrivi qualcuno che possa ricostruire l’Iran in modo efficace, ma senza armi nucleari”, ha spiegato in un’altra intervista a Politico.

Nel frattempo il presidente ha incassato una vittoria prevedibile dal Senato che ha bocciato, con 53 a 47 voti, la risoluzione bipartisan per fermare la guerra in Iran. Il voto si è diviso in gran parte lungo le linee di partito, con i senatori repubblicani uniti nel respingere una misura che avrebbe richiesto l’approvazione del Congresso per continuare l’operazione militare. Il senatore Rand Paul, uno dei co-sponsor dell’iniziativa, è stato l’unico repubblicano a sostenere la risoluzione, compensando la defezione sul fronte democratico di John Fetterman. Così il commander-in-chief ha carta bianca per continuare gli attacchi, chissà ancora quanto a lungo.

Trump ha anche continuato a sminuire il problema del prezzo della benzina, che potrebbe costargli il controllo del Congresso a novembre, e della carenza di munizioni. “Stiamo lavorando in modo chirurgico”, ha assicurato. “Abbiamo una scorta illimitata di armi, illimitata. Ne abbiamo migliaia, migliaia”. Quanto ai sondaggi sul malcontento degli americani rispetto alla guerra il presidente americano non si è mostrato minimamente preoccupato. “La gente è entusiasta di ciò che sta accadendo”, ha sostenuto. “Stiamo affrontando una minaccia per gli Stati Uniti, una minaccia grave e lo stiamo facendo come mai nessuno prima”.

 

L’Iran lancia droni sull’Azerbaigian e minaccia i soldati Usa: ‘Vi aspettiamo’

Un altro Paese è stato sfiorato dal gorgo che si è avvitato sul Medio Oriente a causa della guerra scatenata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran: l’Azerbaigian ha denunciato un attacco con droni di Teheran, annunciando “ritorsioni”. Segni di ulteriore escalation, mentre sulla capitale iraniana insistono i bombardamenti della coalizione e i Pasdaran rispondono prendendo di mira tutti i Paesi del Golfo, con il regime che si dice pronto a fronteggiare un’eventuale invasione di terra dei soldati Usa.

E mentre si intensifica la pressione dell’Idf sul Libano contro Hezbollah, la Nato ha riunito il suo Consiglio dopo il missile verso la Turchia, annunciando un rafforzamento della postura riguardo alle minacce balistiche. “Un atto terroristico è stato perpetrato dall’Iran sul nostro territorio”, ha denunciato il presidente azero Ilham Aliyev, aggiungendo che l’esercito ha ricevuto istruzioni di “preparare e attuare misure di ritorsione”.

Secondo il Ministero della Difesa sono stati lanciati quattro droni contro un “edificio scolastico che si è schiantato vicino all’edificio” ed “il terminal dell’aeroporto nella Repubblica Autonoma di Nakhchivan”. Quattro i feriti. Baku ha convocato l’ambasciatore iraniano, che ha risposto sostenendo che l’attacco sia stata opera di Israele.

Da tempo Teheran è preoccupata che lo Stato ebraico, stretto alleato dell’Azerbaigian e suo fornitore di armi, possa utilizzare il territorio dell’ex repubblica sovietica del Caucaso per lanciare attacchi sull’Iran. Il raid sull’Azerbaigian è stato condannato dalla Turchia, che il giorno prima aveva visto arrivare nel suo spazio aereo un missile balistico iraniano, neutralizzato dalle difese della Nato. Recep Tayyp Erdogan comunque resta cauto in questa fase, tanto che nella riunione del Consiglio dell’Alleanza atlantica non si è parlato di attivazione dell’articolo 5, che prevede l’assistenza dei partner.

Le forze dell’organismo restano comunque “vigili” e “pronte a difendere” gli alleati. Nella regione le difese di Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati hanno continuato a intercettare salve di droni e missili iraniani, lanciati principalmente sulle basi Usa, con i residenti allertati da diverse esplosioni.

 

Ad Abu Dhabi ci sono stati sei feriti per i detriti di un drone, a Dubai l’Oms ha sospeso le attività del centro logistico per le emergenze sanitarie. La tv di Stato di Teheran ha annunciato un nuovo attacco alla portaerei americana Lincoln ed i Pasdaran hanno rivendicato di aver affondato una petroliera Usa in Kuwait. Ha iniziato ad infiammarsi anche il fronte iracheno, dove gli iraniani hanno preso di mira una base americana ad Erbil e i quartier generali delle forze curde. Il timore degli ayatollah è che migliaia di combattenti attraversino il confine nel nord-ovest per combattere sul terreno.

Alcuni media americani avevano già dato per iniziata l’offensiva, ma in ogni caso i preparativi sembrano procedere, perché ora Donald Trump avrebbe offerto copertura aerea ai ribelli. Nel teatro di guerra libanese l’Idf, con un intervento senza precedenti, ha chiesto a centinaia di migliaia di residenti dei sobborghi meridionali di Beirut, considerati un bastione di Hezbollah, di “evacuare immediatamente”, mentre sono proseguiti i bombardamenti sulle postazioni delle milizie sciite.

“Presto l’area diventerà come Khan Yunis”, ha avvertito il ministro falco Bezalel Smotrich. Per contenere la crisi il governo libanese ha bloccato l’accesso nel Paese ai Pasdaran, pena l’arresto. Dall’altra parte del confine la situazione appare relativamente più tranquilla, nonostante le sirene d’allarme: l’aeroporto Ben Gurion ha riaperto dopo cinque giorni. Teheran invece è rimasta bersaglio dei raid americani e israeliani, che si sono allargati a tutta la provincia. “Siamo pronti ad un’invasione di terra, li aspettiamo, per loro sarebbe un disastro”, è la sfida lanciata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

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