“I suicidi in carcere sono una sconfitta dello Stato”. Il presidente della Repubblica torna ancora una volta a parlare degli istituti di pena e ancora una volta lancia l’allarme sullo stato drammatico delle prigioni italiane, sulle loro condizioni strutturali, sul loro sovraffollamento e, ovviamente, solidarizza con gli agenti penitenziari costretti ad operare in continua emergenza. Sergio Mattarella ha elencato i problemi del sistema penitenziario italiano ricevendo al Quirinale il capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, e una rappresentanza della polizia penitenziaria in occasione del 209esimo anniversario della sua costituzione.
I dati sono realmente sconvolgenti: a dicembre 2025 lo stesso DAP aveva segnalato 1981 tentativi di suicidio e 11720 casi di atti autolesivi. Secondo il Garante nazionale, nell’intero periodo 2021-2025 i suicidi costituiscono il 33% dell’intero insieme dei decessi di detenuti. Se si considera che nell’intero arco dei cinque anni il numero medio dei presenti in carcere è stato pari a 58.268 il tasso di suicidi stimato sarebbe pari a 12,6 ogni dieci mila presenti.
Si tratta di un valore più di venti volte superiore al tasso che si registra in tutta la popolazione italiana che è pari a 0,54 suicidi ogni dieci mila abitanti con più di 15 anni. Mentre imperversa l’aspro dibattito sulla separazione delle carriere il capo dello Stato continua ad accendere fari sui problemi reali del Paese e quello delle carceri rimane un’emergenza dimenticata dalla politica. “Vi sono tanti problemi che tutti conosciamo e conoscete voi meglio di ogni altro”, ha premesso il presidente rivolgendosi agli agenti. “Il primo dei problemi è la piaga dei suicidi dei detenuti che non si attenua.
Ciascuno di questi casi è una sconfitta dello Stato a cui sono affidate le vite dei detenuti”, ricorda con chiarezza sottolineando come “il corpo penitenziario” si trova ad affrontare “compiti di grande responsabilità, sovente in condizioni di estrema difficoltà, talvolta difficoltà insostenibili, per le condizioni di sovraffollamento, per le condizioni degli edifici penitenziari sotto il profilo sanitario e strutturale”. Il ‘cahier de doleances’ è purtroppo corposo: “si aggiunge una carenza di personale che continua a pesare fortemente anche sul lavoro degli agenti del corpo penitenziario, chiamati a moltiplicare gli sforzi per l’attività da svolgere”. Mancano inoltre una serie “di professionalità” interne agli istituti, “come quelle di formatori, che sono essenziali nel mondo carcerario”. Perchè, conclude Mattarella, il “reinserimento dei detenuti non è solo un obbligo costituzionale, ma è anche una scelta di civiltà”.
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