Iran: ‘il filosofo in divisa’ Larijani, l’uomo chiave del regime iraniano – Notizie – Ansa.it

Iran: ‘il filosofo in divisa’ Larijani, l’uomo chiave del regime iraniano – Notizie – Ansa.it


“Il filosofo in divisa”. Così veniva chiamato Ali Larijani, una delle figure politiche e militari più influenti dell’Iran moderno, descritto spesso come l’uomo più potente del Paese dopo la Guida Suprema. Fedelissimo dell’Ayatollah Ali Khamenei ricopriva incarichi strategici per la sopravvivenza del regime, a cominciare dal Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale dove solo nell’agosto scorso era stato riconfermato segretario, con l’autorità assoluta sulla pianificazione bellica, la diplomazia nucleare e le alleanze internazionali con Russia e Qatar.

Nato nel 1958 a Najaf (città santa dello sciismo), da una prestigiosa famiglia clericale iraniana, aveva un dottorato in filosofia occidentale e una solida formazione scientifica con una laurea in matematica e informatica alla Sharif University.

 

 

A differenza di molti falchi del regime, Larijani era un intellettuale raffinato, ha scritto libri su Immanuel Kant e la filosofia occidentale. Un background culturale che gli ha fornito la capacità di essere un negoziatore astuto, in grado di usare la logica e la dialettica nei colloqui con i negoziatori occidentali che lo hanno sempre considerato un interlocutore temibile.

All’ideologia ha sempre contrapposto il pragmatismo: nonostante sia stato un fedelissimo della Guida Suprema, ha spesso rappresentato la ragion di stato anche a costo di duri scontri interni come quelli – ricordano gli osservatori – con l’ex presidente Ahmadinejad.

Negli anni ’80 è entrato nei Pasdaran (Guardie della Rivoluzione), servendo come vice-comandante durante la guerra contro l’Iraq mentre negli anni ’90 ha diretto la Irib (la radiotelevisione di Stato), trasformandola in un potente strumento di propaganda e controllo. Negli anni 2005-2007 è stato il volto dell’Iran nei colloqui sul programma nucleare.

Si dimise per profondi contrasti con l’allora presidente Ahmadinejad, che considerava troppo irruento e dannoso per gli interessi strategici del Paese. Presidente del Parlamento (dal 2008 al 2020), lo ha guidato agendo come “grande mediatore” tra i conservatori radicali e i moderati.

È stato lui a permettere l’approvazione parlamentare dell’accordo nucleare (Jcpoa) del 2015. In seguito all’escalation militare con gli Stati Uniti e Israele, era stato designato come figura chiave per garantire la continuità del potere in caso di vuoto istituzionale.

Larijani ha iniziato il suo percorso nei Pasdaran (Guardie della Rivoluzione Islamica), servendo come ufficiale durante la guerra Iran-Iraq. Ma veniva considerato un conservatore pragmatico, capace di bilanciare il nazionalismo con l’adattabilità diplomatica, pur essendo stato sanzionato dagli Stati Uniti per la repressione violenta delle proteste.

Faceva parte di quella che a Teheran chiamano la “dinastia dei Larijani”: il padre era un Grande Ayatollah e i suoi fratelli occupavano ruoli cruciali. Legami familiare che gli garantivano una rete di protezione e informazioni che nessun altro politico aveva, rendendolo quasi “intoccabile”.

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