Si aggrava la posizione processuale di due dei sette medici indagati per la morte di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto al termine di un calvario scaturito da un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. All’accusa di omicidio colposo si è aggiunta quella di falso per aver modificato – è la tesi avanzata dalla procura – la cartella clinica del bambino. Si tratta del cardiochirurgo Guido Oppido, il medico che ha eseguito il trapianto, e della seconda operatrice Emma Bergonzoni: per entrambi è stata chiesta al Gip una misura interdittiva. I due saranno ascoltati per l’interrogatorio preventivo il 31 marzo prossimo. Secondo gli inquirenti sarebbero stati falsificati sia l’orario di arrivo del cuore da Bolzano sia quello dell’inizio dell’operazione di espianto dell’organo malato dal petto del piccolo Domenico. Oppido ha sempre affermato di aver praticato l’espianto dopo l’arrivo del nuovo cuore mentre la testimonianza di un’infermiera presente in sala indica come l’operazione sia avvenuta prima che il chirurgo si accertasse di verificare le condizioni dell’organo giunto deteriorato da Bolzano dopo essere stato a contatto col ghiaccio secco. Nel merito i due dottori – secondo i pm – avrebbero fatto risultare di avere avviato l’incanalamento dell’aorta e la circolazione extracorporea, propedeutici alla cardiectomia, contemporaneamente all’arrivo nella sala operatoria del box frigo con il cuore prelevato a Bolzano. Secondo l’infermiera, invece, sia le operazioni di cardiectomia, sia quelle che l’hanno preceduta, come il clampaggio, sarebbero state eseguite prima dell’arrivo in sala operatoria dell’equipe proveniente da Bolzano. Tesi rigettate con forza dai legali di Oppido: “La ricostruzione accusatoria risulta basata non già su circostanze e risultanze oggettive bensì sui ricordi di alcuni dei componenti del personale sanitario presente in sala, dati e tempistiche che dovranno essere attentamente verificati, anche alla luce di evidenze oggettive e scientifiche, nella loro affidabilità”. Elementi utili alle indagini potrebbero arrivare anche dal sequestro di un altro cellulare effettuato oggi, dove ci sarebbero foto e video realizzati nella sala operatoria il giorno del trapianto. Il telefono appartiene ad una infermiera che non risulta iscritta nel registro degli indagati. E dal Monaldi fa sentire la propria voce la manager dell’Azienda dei Colli Anna Iervolino. A distanza di tre mesi dall’accaduto dice di essersi sentita tradita da Oppido e ripercorre la vicenda sottolineando di esserne stata “umanamente segnata come donna e come madre”. La manager racconta di aver cominciato a sospettare che qualcosa non fosse andato per il verso giusto in sala operatoria quel 23 dicembre a partire dal 29 dicembre. “Fu quando seppi che il dottor Limongelli, responsabile della parte cardiologica del trapianto, si era dimesso. Qualcosa non tornava e cercai di capire cosa e chiesi le relazioni a Oppido e a Farina (la dottoressa che aveva effettuato l’espianto a Bolzano). Poi ho convocato una riunione urgente il 30 dicembre. Il giorno dopo ho chiesto al primario Oppido una relazione completa. Ci è arrivata, protocollata, l’8 gennaio. In quel documento, per la prima volta, si parla nero su bianco non di un generico problema con il ghiaccio, ma di cuore congelato”. “Non devo dimettermi”, ribadisce la manager confermando la sua piena collaborazione con gli inquirenti. La mamma di Domenico, intanto, oggi è stata ascoltata in Procura, dove ha sostanzialmente ricostruito la vicenda. Rinviata a domani, invece, la costituzione dinanzi al notaio della fondazione intestata al piccolo.
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