Mattarella: ‘Tocca alla Ue dire No ai conflitti e al sovranismo assoluto’ – Notizie – Ansa.it

Mattarella: ‘Tocca alla Ue dire No ai conflitti e al sovranismo assoluto’ – Notizie – Ansa.it


Tocca all’Unione europea essere ambiziosa, combattere contro chi la vuole “smantellare” in nome del diritto esclusivo della forza, lottare per dire No all’inarrestabile espansione dei conflitti, frenare chi li porta avanti incurante di ogni regola multilaterale, attaccando Corti internazionali e giudici.

Ha scelto la Spagna di re Felipe e di Pedro Sanchez – e forse non a caso – Sergio Mattarella per una “lectio magistralis” colta e potente dalla quale esonda tutta la sua riprovazione per un mondo che sta abbracciando “un pericoloso sovranismo assoluto”.

L’attualità piega la politica e il presidente della Repubblica stigmatizza questi nuovi rapporti di forza dietro i quali agiscono Stati occidentali manovrati da dirigenze tecnocratiche che dileggiano la forza delle regole, da loro viste come l’ultimo vero ostacolo al potere assoluto. Un “j’accuse” durissimo, una vera e propria denuncia formale dalla più alta carica dello Stato che mira a rianimare un’Europa dormiente e divisa.

Mancano solo i nomi e cognomi nel discorso di Mattarella a Salamanca, dove ha ricevuto la laurea honoris causa, di fronte al re di Spagna Felipe. Applaudono a scena aperta gli studenti che affollano l’ateneo della cittadina spagnola. Apprezzano anche i tanti italiani che proprio grazie ad una intuizione europea, l’Erasmus, possono ancora oggi studiare a Salamanca.

Nomi e cognomi che i giovani spagnoli ed italiani, al termine dell’intervento di Mattarella, snocciolano senza prudenze diplomatiche: primo fra tutti Donald Trump, poi Vladimir Putin, Benjamin Netanyahu ma anche Viktor Orban per rimanere in Europa.

Allora veniamo alle parole del presidente: “La sistematica inosservanza quando non la aperta violazione della Carta delle Nazioni Unite, lo smantellamento del sistema del controllo degli armamenti, la delegittimazione delle Corti, sono tutti fenomeni che vanno nella medesima sconfortante direzione. Ne deriva un vuoto, una arbitraria “terra di nessuno”, ambito per ingiustificate scorrerie, in una sorta di rincorsa a rinnovate conquiste, espansioni commerciali, creazione di presunte fasce e aree di sicurezza, con un processo che va a gravare pesantemente sui Paesi e sui popoli più poveri e meno fortunati”. Facile dare nome e cognome, quando si parla di “espansioni commerciali” o di “creazione di presunte fasce di sicurezza”.

Video Mattarella a Salamanca, la passeggiata con Re Felipe

Ancora più facile quando il presidente in un passaggio della sua analisi sottolinea: “la frequenza di violazioni sistematiche dei diritti umani, favorite dal tentativo di rendere marginali le Nazioni Unite, affievolisce l’efficacia dell’ordine internazionale e dei suoi principi. Una condizione che vede il riemergere di una insofferenza crescente rispetto alle regole pattuite e agli impegni che ne derivano, liberamente sottoscritti dagli Stati. Questo avviene in nome di un presunto sovranismo assoluto”. Il multilateralismo, il ruolo delle Nazioni Unite, delle regole condivise: su questo si sviluppa il ragionamento presidenziale. E non possono esserci compromessi, neanche in Italia: “Accade oggi che si assista alla delegittimazione delle Corti Internazionali e dei loro giudici, negando il valore del diritto internazionale, rimuovendo la storica scelta di civiltà di predisporre autorità preposte a verificarne il rispetto e a sanzionarne le violazioni”.

C’è un evidente attacco ai contropoteri quindi, visti come mosche fastidiose che rallentano l’andatura. C’è in giro, dice ancora Mattarella, una “forza distruttrice” che spaventa, “una vis destruens che non origina dalla necessità di preparare il terreno a una costruzione migliore, ma dalla volontà di eliminare quei limiti all’esercizio di una pretesa sconfinata sovranità statale che erano stati definiti per impedire la prevalenza di aspirazioni egemoniche dei gruppi dirigenti in controllo dei Paesi più forti, più ricchi, meglio armati”.

Frasi chiare per le quali diventa superfluo fare nomi: i concetti sono cristallini. Una tempesta che si sta abbattendo sull’Europa, la prima a pagare i costi economici del Medio oriente in fiamme. La ricetta è una: “tocca all’Europa saper dire di no. Dire di no all’ampliamento dei conflitti, a una perenne instabilità, con la moltiplicazione dei fronti di crisi”. E noi, conclude il capo dello Stato, “sappiamo dove approdare: ce lo indicano i Trattati dell’Unione Europea. Dobbiamo avere questa ambizione”.

 

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