L’INTERVISTA – L’ex console Calamai: ‘Oggi in Argentina stesso piano neoliberale del ’76’ – Notizie – Ansa.it

L’INTERVISTA – L’ex console Calamai: ‘Oggi in Argentina stesso piano neoliberale del ’76’ – Notizie – Ansa.it


“È evidente che in Argentina c’è un tentativo di revisionismo e di negazionismo. Chi è al potere adesso esprime gli stessi interessi di quella classe politica, economica e militare e delle potenze internazionali che avevano pilotato il golpe”. Ad affermarlo è Enrico Calamai, l’ex console italiano a Buenos Aires che, nei primi e più feroci anni della dittatura militare, riuscì a salvare oltre 300 argentini dalla morte fornendo loro lasciapassare, passaporti e documenti falsi per fuggire dal Paese. L’ANSA lo ha intervistato poche ore dopo il suo arrivo nella capitale argentina dove parteciperà alle commemorazioni dei 50 anni da quel 24 marzo che segnò l’avvio di una tappe più buie della storia del Paese e dove riceverà un importante riconoscimento da parte del Collettivo dei sopravvissuti (Colectivo de sobrevivientes) alla dittatura.

Calamai aveva solo 31 anni quando gli ordinarono di lasciare il Cile – dove aveva assistito agli orrori della dittatura di Pinochet – per tornare a Buenos Aires dove pure era imminente l’arrivo dei militari al governo. A quel tempo era un giovane diplomatico che rifuggiva i dettami della realpolitik imperante in occidente e oggi, a 80 anni, conserva lo stesso atteggiamento che non ammette né indifferenza né calcoli di fronte a ogni tipo di atrocità e violenza. Ad invitarlo a Buenos Aires in riconoscimento del suo operato non sono state le istituzioni né il governo ultraliberista di Javier Milei, per il quale le politiche pubbliche di ‘memoria, verità e giustizia’ rappresentano un simbolo di tutto ciò che dichiara apertamente di voler combattere. E per l’ex diplomatico italiano ci sono evidenti analogie tra presente e passato. Secondo Calamai l’applicazione di politiche apertamente neoliberali – oggi come allora – si sostiene solo al costo di una forte dose di autoritarismo istituzionale. “Se si taglia tutta la spesa sociale in maniera sistematica e trasversale questo si deve accompagnare a una repressione determinata di qualunque possibile movimento di opposizione e oggi si assiste a una repressione delle manifestazioni molto importante, comprese quelle dei pensionati”.

Guardando al passato per Calamai, la ferocia inedita in Argentina e in America Latina di quella dittatura, e i 30.000 ‘desaparecidos’, si spiegano proprio con “la volontà di sopprimere non solo gli appartenenti ai gruppi armati di sinistra” che miravano a replicare nel Paese la rivoluzione cubana e le gesta del ‘Che’, “ma anche tutti gli elementi impegnati politicamente o socialmente della generazione che sarebbe un giorno venuta a gestire il paese e che era incompatibile con il neoliberismo che si voleva applicare in senso sperimentale, come si era già fatto in Cile. Io pensavo all’epoca, come tanti, che era il classico colpo di Stato per bloccare lo strapotere dei sindacati, dei partiti di sinistra, oltre che ovviamente dei movimenti guerriglieri. Ma non era solo questo, era molto di più: si voleva adeguare il paese all’instaurazione di un regime neoliberale. E’ stata una decimazione”.
   

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