Alla fine la sede della nuova autorità europea per le dogane sarà a Lille. Ma è una scelta che arriva in una giornata al cardiopalma, che lascia a Roma l’amaro di un’occasione sfiorata. Del tutto a sorpresa, infatti, all’inizio delle votazioni era emerso un duello diretto tra la capitale italiana e la città francese, tagliando subito fuori le altre sette in gara.
Per quanto solida, la candidatura di Roma non era data infatti per favorita alla vigilia, sia per gli equilibri politici all’Eurocamera e sia tra i 27 dell’Ue. E invece la Città eterna è riuscita a farsi strada di slancio, arrivando ai nastri di partenza testa-a-testa con Lille, risultate come le rispettive favorite sia in Consiglio Ue e sia tra gli eurodeputati. A quel punto sono partite le votazioni congiunte tra le due istituzioni e la scelta è andata sui francesi solo al terzo round.
A far la differenza, è trapelato, sarebbe stato soprattutto il voto degli Stati membri. L’Euca sarà uno dei pilastri della riforma doganale europea: coordinerà le autorità nazionali, in un contesto in cui i flussi commerciali crescono, l’e-commerce moltiplica i volumi e le pressioni geopolitiche rendono più complesso il controllo delle merci.
La nuova agenzia dovrebbe impiegare a regime circa 250 persone. La sede sarà ora inserita nel regolamento sulla riforma del sistema doganale Ue, attualmente nella fase finale dei negoziati tra Parlamento e Consiglio.
La scelta della città vincitrice è maturata attraverso una procedura inedita, negoziata a lungo tra Consiglio Ue e Parlamento per garantire il principio di co-decisione stabilito dopo la sfortunata – per l’Italia – assegnazione della sede dell’Agenzia del farmaco (Ema). Un criterio fissato dalla Corte di Giustizia, che nei fatti era però stato disatteso all’aggiudicazione dell’ultima sede di agenzia Ue (l’antiriclaggio), dove l’iter scelto aveva finito per consegnare la decisione interamente al Consiglio.
Questa volta ciascuna delle due istituzioni aveva 27 voti e avrebbe dovuto esprimerli in contemporanea ma separatamente, con soglie progressive pensate per forzare una convergenza. Lille raccoglie così un risultato politico e simbolico insieme.
“È la scelta di una metropoli aperta e pienamente europea, un orgoglio per la Francia. Saremo all’altezza”, ha commentato il presidente Emmanuel Macron. Per l’Italia resta l’orgoglio di una partita giocata fino in fondo. “Stiamo fremendo”, “Roma è in finalissima”, aveva detto a metà mattina il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. “Sarebbe anche un buon segnale per il mondo produttivo del nostro Paese”, aveva sottolineato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Nulla di fatto. Forza Italia ha comunque ringraziato il Ppe per il sostegno raccolto in partita. I M5s hanno stigmatizzato la sconfitta come “l’ennesima prova della marginalità internazionale dell’Italia”.
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