La prima mostra personale di Koen Vanmechelen, l’arte oltre l’uomo a Venezia – Arte – Ansa.it

La prima mostra personale di Koen Vanmechelen, l’arte oltre l’uomo a Venezia – Arte – Ansa.it


Non più l’uomo al centro del mondo, ma una realtà ibrida, in cui animato e inanimato vivono insieme in una fusione che è un superamento dell’antopocentrico e soprattutto arte nel suo significato più alto di rinnovamento, rinascita, trasformazione. Koen Vanmechelen, artista belga di fama internazionale, inaugura a Venezia la sua prima mostra personale dedicata interamente alla scultura, ospitata nelle storiche sale di Palazzo Rota Ivancich. L’esposizione si terrà in concomitanza con la 61/a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, dal 9 maggio al 22 novembre. Curata da James Putnam, la mostra presenterà 40 nuove sculture e installazioni realizzate appositamente per l’occasione.

We Thought We Were Alone si propone di esplorare la relazione tra gli organismi viventi e l’ambiente inorganico. “Per secoli abbiamo pensato di essere soli. Ci siamo immaginati al centro di ogni cosa: la misura del progresso, gli autori della pace, i custodi del paradiso e l’apice dell’evoluzione. Man mano che la mostra si svela – spiega Koen Vanmechelen – gli animali si rivelano non come metafore o reliquie, ma come messaggeri di una verità diversa. Nel loro sguardo, ci confrontiamo con il prezzo della nostra addomesticazione: come abbiamo domato il mondo e, così facendo, abbiamo perduto la nostra stessa natura selvaggia.

Questa non è nostalgia per un Eden perduto, ma un confronto con i limiti dell’eccezionalismo umano. La natura non ha bisogno della nostra pietà, solo della nostra volontà di coesistere. La chiave minore della sopravvivenza non è la conquista, ma la reciprocità e l’ibridazione”.

Le opere prendono le mosse da reinterpretazioni di sculture classiche, come Medusa e Le Tre Grazie, ma superano tali riferimenti per concentrarsi su come l’opera d’arte sia plasmata attraverso relazioni e interconnessioni. Nel contempo materiali come bronzo, marmo, vetro, fotografia e video si fondono per dare vita a un dialogo tra passato e futuro, alimentando la tensione tra individuo e collettività, materia e forma, eredità e metamorfosi. L’esperienza espositiva immerge i visitatori nei cardini della ricerca di Koen Vanmechelen: incrocio, ibridazione e identità. Questi temi convergono nella sua visione di un Cosmopolitan Renaissance, un nuovo Rinascimento globale.

Superando i canoni della scultura tradizionale, la mostra eleva l’arte a forza vitale e generatrice, capace di innescare una profonda trasformazione tanto sociale quanto biologica. La sua pratica artistica tende a espandere costantemente i confini tra espressione artistica, ricerca scientifica e impegno comunitario, grazie ad un approccio prettamente interdisciplinare. La mostra, inoltre, si pone come perfetta continuazione del Cosmopolitan Chicken Project, un’esplorazione globale e transdisciplinare della diversità bioculturale e dell’identità attraverso l’interazione tra arte e scienza. A ciò si aggiunge la sua attività continua presso Labiomista, un parco culturale di 24 ettari in Belgio dedicato a progetti guidati dalla comunità e che coinvolge realtà locali pur mantenendo una prospettiva internazionale. Ogni anno, Labiomista sviluppa il proprio programma attorno a un tema centrale e, nella sua ottava stagione intitolata Never Alone, pone in primo piano l’idea di interconnessione collettiva.

In dialogo con il tema della Biennale di Venezia, In Minor Keys, la mostra dedica una sala all’esplorazione del Wild Gene Festival, un progetto collaborativo tra Koen Vanmechelen e il celebre musicista senegalese Youssou N’Dour, inaugurato originariamente il 1° agosto 2025 presso Labiomista. In questa occasione, il festival ha trasformato il parco in un palcoscenico a cielo aperto, ospitando una co-performance di musica dal vivo eseguita da Youssou N’Dour e Le Super Étoile de Dakar, intrecciata alla creazione in tempo reale di una tela monumentale di nove metri dipinta da Vanmechelen.

“L’installazione del Wild Gene Festival a Venezia trasforma il Palazzo in un luogo dove arte e musica si fondono, invitando i visitatori a vivere e celebrare i ritmi della creatività e della connessione attraverso questa architettura sonora, unendo suono, gesto e colore per riflettere sull’identità, sulla comunità e sul dialogo vivente tra l’uomo e la natura”, dice Youssou N’Dour.

Sintetizza il curatore James Putnam: “Vanmechelen non si limita a illustrare l’idea di una vita interconnessa; ne progetta le condizioni affinché essa si sveli visibilmente. Mettendo in scena forme ibride, soglie e sistemi fragili in tutto il palazzo, trasforma una premessa familiare in un’esperienza fisica: una negoziazione continua tra forma e trasformazione”. 

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



Source link