Dimessa la professoressa accoltellata, ‘salvata da uno studente coraggioso’ – Notizie – Ansa.it

Dimessa la professoressa accoltellata, ‘salvata da uno studente coraggioso’ – Notizie – Ansa.it


Accoltellata dal suo studente tredicenne “confuso, trascinato e indottrinato dai social”, ma salvata dal “coraggio immenso di un altro mio alunno, anche lui tredicenne, che mi ha invece difesa rischiando la sua stessa vita e ha impedito il peggio”. Lo ha raccontato, a cinque giorni dall’aggressione alle scuole medie di Trescore Balneario e nel giorno in cui è stata dimessa dall’ospedale, Chiara Mocchi, la docente di francese che mercoledì scorso era stata accoltellata poco prima dell’inizio delle lezioni da un giovane ora in comunità protetta perché non imputabile.

Poco prima di essere dimessa, dal suo letto dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove ieri aveva ricevuto la visita del ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara, la prof ha dettato i suoi pensieri al suo legale, l’avvocato Angelo Lino Murtas, spiegando che le sue urla dopo la prima coltellata hanno richiamato l’altro studente. E così, mentre lei tentava di difendersi e cadeva a terra ferita, il ragazzino ha affrontato il compagno armato prendendolo a calci e facendolo scappare.

“E’ indubbiamente un eroe – ha commentato il legale – perché ha rischiato di prendersi delle coltellate anche lui. Sono intenzionato a proporlo per una medaglia, perché se la merita”. Chiara Mocchi ha spiegato di aver avuto “una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo” per colpa di “un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta” e di ricordare “un foulard premuto sul collo, le mani tremanti di chi mi soccorreva e quel torpore che avanzava rapido mentre la luce intorno a me diventava ombra, e l’ombra diventava addio”.

Un grazie alle persone a cui “devo la vita”, ha scritto, a partire dall’équipe dell’elisoccorso del 118 che l’ha trasferita all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, dov’è tuttora ricoverata, “professionisti, ma soprattutto esseri umani che non dimenticherò mai”, a loro e ai volontari Avis che hanno donato il sangue che l’ha salvata, con un appello a tutti a donare. “Ci sono migliaia di persone anonime che offrono una parte di sé senza voler nulla in cambio. Gesti – ha osservato – che sembrano piccoli, ma che diventano enormi quando salvano una vita. È lo stesso spirito con cui mio padre fondò l’Avis-Aido della Media Val Cavallina, quando forse non immaginava che un giorno quella vita sarebbe stata proprio quella di sua figlia”. In una intervista fatta con domande scritte dalla trasmissione Storie italiane di Rai 1, Mocchi ha poi spiegato che al suo assalitore direbbe di fare “un esame di coscienza. Capisci questi tuoi errori e prendi i binari giusti”.

Con una convinzione: “dentro la scuola e a livello istituzionale – ha spiegato – ci dovrebbe essere meno bla bla, con possibilità di comprendere in questa fase che sfruttare la tecnologia digitale non vuol dire abbandonare bambini e adolescenti con uno smart phone in mano senza controllo alcuno, dato che possono trovare le insidie più impensabili senza alcuna protezione per sé e per gli altri”.

Proprio sui social network, dove il tredicenne ha pubblicato il suo ‘manifesto’ e il video dell’aggressione, e sui suoi contatti in rete si concentrano le indagini degli investigatori. Per quanto riguarda la docente, lei vuole “tornare a insegnare in quell’aula e in quella scuola, dai mie studenti” ma prima “devo guardare da queste ferite nel corpo e nell’anima” ha concluso.

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