Dopo il terremoto della sconfitta in Bosnia, a Via Allegri arrivano le, inevitabili, forti scosse di assestamento. A conclusione di un incontro con tutte le forze del calcio italiano emotivamente impegnativo ma dall’esito scontato, il presidente federale Gabriele Gravina si dimette, nonostante al termine della gara con la quale era stata sancita la terza eliminazione di fila degli azzurri al mondiale fosse sembrato orientato a temporeggiare alla ricerca di una ripartenza. “Ho la coscienza pulita – spiega al momento dell’addio ai collaboratori più stretti – perchè noi le riforme abbiamo provato a farle”.
Video Crisi azzurra, Gravina si dimette da presidente della Figc
Non arriva però il commissariamento del Coni platealmente auspicato dal ministro dello sport, Abodi, perché nessuno tra Leghe, e componenti tecniche fa un passo indietro: Gravina a parte, tutti i membri del consiglio federale restano al loro posto. Immediata arriva però un’altra scossa: lascia l’azzurro anche una leggenda della Nazionale, Gianluigi Buffon, capo delegazione e mentore del ct Gennaro Gattuso, del quale in molti ora si attendono un passo indietro, peraltro in qualche modo ‘annunciato’ dal tecnico che aveva sottolineato platealmente la sua capacità di assumersi le responsabilità. Questi per ora i primi risultati delle pressioni di politica e opinione pubblica sulla necessità del ricambio dei vertici federali. Effetti che però saranno compiuti appieno solo il 22 giugno quando a Roma si terrà l’assemblea elettiva straordinaria del nuovo presidente. “Le elezioni subito non sono la soluzione del problema”, aveva detto Abodi. E invece il calcio torna alle urne tra 80 giorni.
E naturalmente si apre la corsa al possibile successore: diversi i nomi nella rosa dei papabili candidati tra continuità e rinnovamento: Giancarlo Abete, Matteo Marani, passando per Giovanni Malagò e Demetrio Albertini. Addirittura si candida un altro grande del calcio, l’ottuagenario Rivera. L’ex n.1 del Coni troverebbe la sponda di Serie A e l’appoggio del presidente dimissionario, il ticket Marani-Bedin potrebbe rappresentare il giusto compromesso con la politica.
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“E’ un problema che non mi pongo”, le parole di Abete sulla possibilità di mettersi a disposizione per tornare alla guida del calcio italiano. Per presentare le candidature c’è tempo fino a 40 giorni prima delle elezioni, nel frattempo Gravina lascia dopo 8 anni. “C’è grande amarezza ma anche serenità – le parole di Gravina all’uscita della Figc -, ringrazio le componenti che ancora oggi mi hanno dimostrato grande vicinanza, stima, sostengo e anche insistenza nel continuare. Ma la mia scelta era già convinta e meditata”. Non aggiunge altro, se non nella riunione con le componenti, del rammarico per le frasi sugli sport dilettantistici.
“Non volevano essere offensive”, dice il comunicato federale delle sue dimissioni che annunciava anche l’audizione di Gravina il prossimo 8 aprile presso la VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati. Era prevista per una sua relazione sullo stato di salute del calcio italiano, annullata pochi minuti più tardi come rivelato dallo stesso presidente di Commissione, Federico Mollicone, trovando lo stupore della Federcalcio, perché come precisano fonti federali il tutto era stato concordato con la Commissione. Nei prossimi giorni la Figc renderà pubblica comunque una relazione sullo stato di salute del calcio e alla quale sta lavorando in queste ore di scosse continue perché come detto Gravina non è stato il solo a fare un passo indietro. Subito dopo le sue dimissioni, infatti, ci sono state anche quelle di Buffon.
“Rassegnarle un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia – spiega su X l’ex capodelegazione della nazionale -, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti. Ma ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità”. Quanto al ct, è evidente che a fine settembre ai primi impegni seri della nazionale in panchina non ci sarà l’attuale ct Gattuso e che la scelta spetterà al nuovo presidente: i nomi papabili vanno da Mancini e Conte (sarebbero revival) alle new entries Allegri, De Rossi, Simone Inzaghi, a meno che non si torni a guardare all’estero. L’eterno paradosso del calcio italiano, lamentarsi dei troppi stranieri e magari affidarsi ad uno di loro per tornare a sognare.
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