Ancora un monito di Papa Leone XIV contro i conflitti nel mondo. Oggi al Regina Coeli ha sottolineato l’importanza di portare speranza a “quanti sono oppressi dalla malvagità, che corrompe la storia e confonde le coscienze! Penso ai popoli tormentati dalla guerra, ai cristiani perseguitati per la loro fede, ai bambini privati dell’istruzione”. E dopo una Pasqua dedicata a rinnovare il suo monito contro tutte le guerre, Leone, prima di partire per il suo lungo viaggio in Africa, presiederà, sabato 11 aprile, una veglia per la pace nella basilica di San Pietro. E ha invitato i cattolici di tutto il mondo ad unirsi in preghiera con lui. La Chiesa italiana ha già risposto assicurando il suo coinvolgimento ad ogni livello.
Le violenze che attanagliano come una morsa le popolazioni civili, dal Medio Oriente all’Ucraina, sono la preoccupazione principale del Pontefice che in questi giorni non si è limitato a rinnovare i suoi appelli ma ha anche proseguito a tessere la sua tela diplomatica. Le telefonate con il presidente israeliano Isaac Herzog e con quello ucraino Volodymyr Zelensky, nei giorni della Settimana Santa, sono la conferma di questa fitta rete di colloqui che il Vaticano non ha mai interrotto.
Il Papa a Pasqua ha poi mandato un chiaro messaggio ai grandi della terra che ragionano in termini di forza e corsa agli armamenti: “La forza con cui Cristo è risorto è totalmente non violenta”, ha detto nella tradizionale benedizione ‘urbi et orbi’, facendo riferimento ad una categoria, quella della non violenza appunto, propria anche di altre culture e religioni. E quindi i leader, soprattutto quelli che si proclamano cristiani, non possono non tenere conto di questa sottolineatura da parte del Pontefice. E poi ha indicato una via che va anche oltre il già difficile dialogo, sottolineando che la forza di Dio è “simile a quella di un cuore umano che, ferito da un’offesa, respinge l’istinto di vendetta e, pieno di pietà, prega per chi lo ha offeso”. “Questa è la vera forza che porta la pace all’umanità, perché genera relazioni rispettose a tutti i livelli: tra le persone, le famiglie, i gruppi sociali, le nazioni. Non mira all’interesse particolare, ma al bene comune; non vuole imporre il proprio piano – ha sottolineato Prevost -, ma contribuire a progettarlo e a realizzarlo insieme agli altri”.
Tra gli ambienti nei quali si può generare una cultura della pace c’è lo sport, come detto dallo stesso Papa oggi al Regina Coeli, la preghiera mariana che in questo tempo liturgico sostituisce l’Angelus. E’ con questo spirito che giovedì 9 aprile riceverà in Vaticano gli atleti olimpici e paralimpici che hanno partecipato alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
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