Svolta Salis nella corsa alla leadership del centrosinistra. La sindaca di Genova, che di recente si era tirata fuori nettamente da eventuali primarie, annuncia a Bloomberg che “se” le chiedessero di candidarsi contro Giorgia Meloni lo prenderebbe in considerazione: “Quest’attenzione nazionale mi lusinga”, risponde durante un lungo servizio che la descrive come “il volto nuovo italiano e possibile candidata” contro la premier. “Sono una candidata progressista che crede fermamente che sviluppo economico e giustizia sociale possano coesistere”, afferma Salis puntando il dito contro un “governo di destra” che “non è stato in grado di realizzare né l’uno né l’altro.
La sindaca di Genova è dunque pronta per il grande salto? “È chiaro che non posso sfuggire a questa attenzione nazionale, non posso eludere le domande. È una cosa interessante, mi lusinga”, ha replicato lei. Resta fermo, però, il no alle primarie, già definite in passato potenzialmente divisive. “Di fronte a una richiesta unificante”, però, “non posso dire che non la prenderei nemmeno in considerazione, sarebbe una bugia”. Un concetto, quest’ultimo, ribadito in serata con una nota di precisazione della sindaca ligure: “sono stata eletta dai genovesi per occuparmi della città almeno per cinque anni. Non ho nessuna intenzione di venire meno al mio mandato”, la premessa, a cui segue il disappunto per questo passaggio importante ma non riportato da Bloomberg. Ma la Salis conferma la disponibilità a una “richiesta unitaria”.
La soluzione Salis per uscire dall’impasse di una competizione tra leader è perorata da tempo da buona parte dei centristi che vedono in lei un profilo che potrebbe attrarre elettori anche oltre il campo del centrosinistra. Ma la suggestione circola anche in alcuni ambienti del Pd. Ad una decina di giorni fa risalirebbe un incontro a Genova tra la sindaca e Dario Franceschini, interpretato da alcuni come un appoggio dell’ex ministro dem alla causa. Anche se in un’intervista Franceschini ha espresso chiaramente sostegno pieno a Schlein nella corsa per la leadership del campo largo.
Il leader di Iv Matteo Renzi non ha invece mai nascosto di prediligere la carta della sindaca di Genova: “Mi piacerebbe che ci fosse una candidata o candidato dell’area riformista che sappia allargare – diceva solo qualche giorno fa -. Io voterei Silvia Salis ma non credo che si candidi alle primarie”. Nessun commento ufficiale da Pd, M5s e Avs, una reazione dietro cui si può leggere freddezza per l’annuncio della possibile federatrice. Ma non manca chi fa notare – a microfoni rigorosamente spenti – che esiste un percorso condiviso tra i partiti dell’alleanza, con la possibilità concreta delle primarie: dunque, il perimetro all’interno del quale ci si confronterà per la leadership resta quello. All’indomani dello scontro in Aula con Giorgia Meloni in occasione della sua informativa, Giuseppe Conte si prepara alla presentazione del suo nuovo libro lunedì a Roma e torna a ribadire che prima della scelta del leader viene il programma. Elly Schlein riunisce la segreteria del Pd prima della direzione della prossima settimana. Un momento di riflessione collettiva partita con l’analisi del voto referendario.
“Il motore del partito è stato riacceso dal lavoro fatto dalla segreteria Schlein in questi anni – si osserva in casa Pd -. E ora l’obiettivo è continuare a crescere” capitalizzando la “credibilità” sui temi, acquisita in questi tre anni. I dem fotografano “la disconnessione completa tra Meloni e il paese reale” e intendono continuare a battere in Parlamento e nelle piazze sui temi economici e sociali, con proposte sulla sanità, lavoro, stipendi, produzione, industriale e crescita. Nel corso della riunione Schlein, marginalmente, accenna anche alle primarie, ribadendo che non è l’unica strada per individuare il leader del centrosinistra ma che, se si deciderà di farle, è prontissima a partecipare. La scelta finale emergerà dalla condivisione con tutti gli alleati e sarà, in ogni caso successiva, alla stesura del programma comune.
In chiave internazionale la segretaria il 17 e il 18 aprile Schlein volerà a Barcellona per il summit dei progressisti con Sanchez e Lula. Obiettivo è fare rete e offrire una visione del mondo alternativa a quella di Trump e Netanyahu. Intanto a Milano, scoppia il caso Fiano: dopo la richiesta del Pd milanese al Comune di sospendere il gemellaggio con Tel Aviv, l’ex deputato dem ed esponente di “Sinistra per Israele” sbotta sui social: “Bravi, complimenti, vi siete messi il cuore in pace così. È veramente difficile se non impossibile rimanere in un partito così”. Il suo addio al partito non è ancora certificato, ma ora è una possibilità molto concreta.
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