Il Papa invita le persone che governano a perseguire sempre il bene comune. “Servire il proprio Paese significa dedicarsi con mente lucida e coscienza integra al bene comune di tutto il popolo: della maggioranza, delle minoranze e della loro reciproca armonia”, ha detto nel discorso alle autorità ricordando che alcune zone del Camerun sono attraversate da “tensioni” e “violenze” che “hanno provocato profonde sofferenze: vite perdute, famiglie sfollate, bambini privati della scuola, giovani che non vedono un futuro. Dietro le statistiche ci sono volti, storie, speranze ferite”.
Nel suo primo discorso in Camerun, il Papa ha richiamato la necessità di “rifiutare la logica della violenza e della guerra, per abbracciare una pace fondata sull’amore e sulla giustizia. Una pace che sia disarmata, cioè non fondata sulla paura, sulla minaccia o sugli armamenti; e disarmante, perché capace di risolvere i conflitti, di aprire i cuori e di generare fiducia, empatia e speranza”. Per Leone XIV “la pace non può essere ridotta a slogan: va incarnata in uno stile, personale e istituzionale, che ripudi ogni forma di violenza”.
Leone XIV, arrivato a Yaoundè, si è recato nel Palazzo presidenziale dove incontra il presidente del Camerun Paul Biya. Ha 93 anni ed è presidente del paese, ininterrottamente da 43 anni.
Era stato lo stesso Biya ad accogliere Giovanni Paolo II nelle sue visite in Camerun dell’agosto del 1985 e nel settembre del 1995. Sempre Byia aveva accolto a Yaoundé, a marzo del 2009, anche Benedetto XVI. Ha anche avuto incontri con Papa Francesco, ma in Vaticano, nel 2013 e nel 2017.
Prima, salutando i giornalisti a bordo dell’aereo che lo ha condotto da Algeri a Yaoundè, il papa ha detto: È necessario vivere nella concordia nel “rispetto di tutti per tutti”. “In due giorni in Algeria, penso che abbiamo avuto davvero una meravigliosa opportunità per continuare a costruire ponti per promuovere il dialogo. Penso che la visita alla moschea sia stata significativa per dire che, sebbene con fedi, stili di vita e modi differenti di adorare Dio, possiamo comunque vivere insieme in pace”, ha detto il Papa. “È questo che il mondo ha bisogno di ascoltare oggi, e insieme possiamo continuare a offrire la nostra testimonianza”, ha concluso il Pontefice.
La Cei: ‘Come si può promuovere la pace puntando sempre allo scontro?’
“Come pensare di promuovere la pace con una comunicazione tesa continuamente allo scontro? La risposta sarebbe scontata”. È il paradosso rilevato da Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali della Cei, nella newsletter diffusa oggi commentando “le parole, grevi e inusuali” rivolte da Trump al Papa e “l’immagine, offensiva e ingiuriosa” diffusa dal presidente statunitense via social.
“L’attacco, senza precedenti, del presidente Trump a Papa Leone XIV ha marcato un segno negativo nello stile e nei toni”, sottolinea Corrado, per il quale “ciò che maggiormente colpisce è l’uso spregevole che viene compiuto dell’atto comunicativo”. “Di fatto – prosegue il direttore dell’Ucs Cei – nella semplicità di ciò che è ragionevole e disarmante, emerge la differenza delle azioni e delle posture. Da una parte la veemenza, dall’altra la mitezza”. “Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui”, afferma il Papa ai giornalisti in volo verso Algeri, prima tappa del suo terzo viaggio internazionale.
“Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace”. “Punto e a capo!”, nota Corrado secondo cui “la questione, probabilmente, non è ancora chiusa, però una linea è stata tracciata. E sta proprio nella differenza di comunicazione. La dimensione spirituale cui Leone XIV sta conducendo sin dalle sue prime parole – ‘La pace sia con tutti voi!’ – non accetta compromessi o deroghe, è radicale perché fondata sul Vangelo, che sarà sempre un messaggio di pace”. “Vale la pena non dimenticarlo mai!”, conclude il direttore dell’Ucs Cei.
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