Abituato a colpire dall’interno, Peter Magyar assesta il primo affondo del suo nuovo corso dal cuore della macchina mediatica orbaniana. Davanti a microfoni e telecamere che per anni hanno raccontato una sola versione della realtà, il premier in pectore ha scelto l’attacco frontale, bollando il sistema come una cassa di risonanza di stampo “goebbeliano”, ormai “agli ultimi giorni”. “Mi avete invitato soltanto ora per illustrare il programma, avete mentito sui miei figli, mi avete insultato”, ma “domenica si è compiuta una rivoluzione, continuare a mentire non ha più senso”, ha scandito il vincitore delle elezioni, guardando dritto negli occhi prima i giornalisti di Kossuth Radio e poi del telegiornale di M1, confermando la volontà di smantellare il ‘tg propaganda’ e di tagliare i finanziamenti fino al “ripristino del loro carattere di servizio pubblico”. “Non si tratta di vendetta, ma di restituire agli ungheresi media pubblici che raccontino la realtà”, ha chiarito con lo sguardo già rivolto alla nuova azione del governo che verrà, provocando le immediate controaccuse di “minacce” dei media pubblici.
La prima intervista su M1 – inedita per un leader dell’opposizione e subito diventata virale – si è trasformata in uno scontro aperto tra due narrazioni di un’Ungheria ancora sospesa tra l’euforia per la vittoria di Tisza e le incognite sul futuro. “Non vi ho mai visti interrompere il primo ministro più corrotto e bugiardo che ci sia mai stato”, ha attaccato Magyar mentre la conduttrice provava a fermarlo. Un duello verbale dietro il quale si decide il futuro del flusso di fondi pubblici e pubblicità istituzionale che per oltre tre lustri ha alimentato la galassia mediatica filogovernativa. La neutralità, nei piani di Magyar, non basta: l’intenzione è riscrivere le regole, con un intervento che – forte della super-maggioranza dei due terzi – potrà avanzare senza ostacoli.
Il dossier sarà, insieme alla lotta alla corruzione, in cima al programma di una transizione che corre veloce. Il presidente Tamas Sulyok ha confermato che Magyar riceverà l’incarico di formare il governo all’inizio di maggio, alla prima seduta del nuovo Parlamento. Un passaggio già carico di tensione: uscendo dal colloquio al palazzo presidenziale, il leader di Tisza è tornato a definire “un burattino” il capo dello Stato, chiedendone le dimissioni subito dopo il conferimento dell’incarico. Se Sulyok dovesse resistere, il leader di Tisza potrebbe spingersi fino allo strappo, mettendo mano alla Costituzione.
A correre è anche la trattativa con Bruxelles per sbloccare i 18 miliardi di fondi Ue congelati: in Ungheria soffia “un vento nuovo”, ha evidenziato con un sorriso di sollievo il commissario Ue per la Difesa, Andrius Kubilius, auspicando che il riallineamento di Budapest si traduca “il prima possibile” anche nel ritiro del veto sul prestito comune da 90 miliardi a Kiev. Un’opposizione che Viktor Orban non porterà più tra i leader europei: a Cipro la sua sedia resterà vuota.
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