Mosca va all’attacco, 17 morti e 100 feriti in Ucraina – Notizie – Ansa.it

Mosca va all’attacco, 17 morti e 100 feriti in Ucraina – Notizie – Ansa.it


All’indomani di una delle giornate più sanguinose dall’inizio dell’anno, in Ucraina sembra ormai chiaro che il raid aereo di metà aprile (almeno 17 morti e oltre 100 feriti tra Kiev, Dnipro e Odessa) è stato solo l’anteprima dell’offensiva di primavera di Mosca.

L’obiettivo strategico di Vladimir Putin rimane il solito: coqnuistare entro settembre il Donbass, e a questo punto prenderlo con le maniere forti. Prenderlo con le buone – con la diplomazia – sarebbe naturalmente il sogno nemmeno troppo segreto del Cremlino, tanto più che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha fatto persino sapere di essere pronto a incontrare di persona lo zar in Turchia. Ma sulla cessione del Donbass è inutile sprecare il fiato: margine non ce n’è.

“Impossibile – ha messo le mani avanti anche oggi il ministro degli Esteri Andriy Sybiga – L’Ucraina non accetterà mai alcuna iniziativa a scapito della nostra integrità territoriale e della nostra sovranità. Questo è il nostro approccio”. Il suo omologo russo Serghei Lavrov indirettamente ha confermato che il punto è un punto morto: “Al momento non ci sono iniziative concrete per risolvere la crisi ucraina”, ha riconosciuto, implicando però che l’obiettivo resta quello.

Ecco perché Mosca sta preparando all’offensiva estiva in Donbass e, alle solite, raduna baionette: altri 20 mila soldati sarebbero già in marcia per unirsi al contingente di invasione e portarlo a quota 700 mila unità. Almeno, questo è quanto risulta all’intelligence ucraina, che non trova serenità neanche guardando il cielo, sempre più sgombro man mano che l’estate si avvicina.

Dal cielo il governo di Kiev si aspetta attacchi massicci almeno sette volte al mese, magari non tutti eccezionali come quello dell’altro giorno – ben 19 missili balistici, 25 missili da crociera e 659 droni, e i risultati si sono visti – ma comunque formidabili: almeno 20 missili combinati con almeno 400 droni per ogni raid.

Secondo il ministro Sybiga, comunque, la difesa aerea ucraina distrugge fino al 90% dei bersagli aerei durante gli attacchi russi, ed è di oggi la notizia che le contraeree ‘private’ (collegate a una ventina di aziende) lanciate a fine marzo da Kiev stanno già ottenendo risultati: il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha fatto sapere che per la prima volta una di queste batterie ha abbattuto un drone Shahed a reazione che viaggiava sopra i 400 chilometri orari. Eppure, nonostante sul terreno si combatta senza sosta, la diplomazia non è ferma, e i segnali dell’Ucraina sembrano indirizzati verso Washington, via Ankara.

I due fronti di guerra – Est Europa e Medio Oriente – sono collegati, nella visione di Zelensky: “A causa della guerra in Iran – ha affermato – possono esserci dei rischi per la fornitura di armi. Le visite di questa settimana in Germania, Norvegia, Italia e Paesi Bassi riguardavano proprio questo. In primavera e in estate dobbiamo preservare la nostra forza, in modo che Mosca non sfrutti l’aumento dei prezzi del petrolio e l’instabilità in Medio Oriente nella guerra”. Per Zelensky, non casualmente, il luogo ideale per incontrare lo zar sarebbe la corte di Erdogan, e rigorosamente alla presenza di Trump.

Ed è il tycoon che viene chiamato in causa dal ministro Sybiga (in Turchia per un forum diplomatico) quando afferma che “l’Ucraina le carte in mano le ha” ma “senza il sostegno del presidente Trump è irrealistico raggiungere una pace giusta e globale. Abbiamo bisogno della partecipazione degli Stati Uniti e accogliamo con favore i loro sforzi di pace”. Il tycoon, da parte sua, ha definito “orribile” l’ultima, mortale serie di attacchi russi sull’Ucraina. Un segnale di attenzione, forse, che va oltre il cordoglio formale.

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