La sfida del 3%, arriva il verdetto sul deficit dell’Italia – Notizie – Ansa.it

La sfida del 3%, arriva il verdetto sul deficit dell’Italia – Notizie – Ansa.it


L’attesa è quasi finita. Eurostat toglierà il velo sul dato del deficit dello scorso anno, a cui sono appese le ultime speranze dell’Italia di uscire dalla procedura europea per deficit eccessivo. A seguire, il governo renderà noto il quadro per il 2026, rivisto alla luce del deterioramento delle prospettive globali, nel nuovo Documento di finanza pubblica. Ma prima occorre il verdetto sul 2025: se il deficit resterà sopra il 3% del Pil, Roma rimarrà sorvegliata speciale; sotto quella soglia potrebbe conquistare qualche margine di manovra in più.

La partita si gioca sui centesimi. I dati provvisori dell’Istat di marzo indicavano il deficit al 3,1% e anche un primo aggiornamento ad aprile ha confermato quel livello-beffa, che liscia l’obiettivo senza raggiungerlo. Per la precisione “è al 3,07%”, ha sottolineato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti durante un question time al Senato. “Io ai miracoli ci credo”, ha aggiunto, osservando che in passato la realtà ha superato le previsioni. A mantenere un cauto ottimismo è adesso il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, che ha auspicato che “chi teme il 3,1% si troverà il 2,9%”. “In questi anni abbiamo compiuto un lavoro enorme per rientrare dall’eccesso di deficit – ha detto Foti a La7 – e mi auguro che i dati possano certificare un rientro anticipato”. Questo esito che consentirebbe di sbloccare alcune risorse europee e “dare risposte al Paese reale”.

La procedura – che oggi riguarda altri nove Paesi oltre all’Italia, tra cui Francia, Austria e Belgio – espone a raccomandazioni per il rientro del deficit, oltre al contenimento della spesa, e limita l’accesso ad alcuni fondi comunitari. L’uscita dall’iter consentirebbe, in particolare, di attivare la clausola di salvaguardia che permette di escludere gli investimenti nella difesa dalla spesa pubblica netta. Per l’Italia si parla di circa 12 miliardi nei prossimi tre anni. In assenza di questa clausola, rispettare gli impegni presi con la Nato diventerebbe più complesso. Eurostat ha precisato che, per scendere sotto il 3% del Pil, secondo le regole di arrotondamento, il deficit deve essere inferiore al 2,95%.

Dalla Commissione europea trapela tuttavia che potrebbe bastare anche un 2,99%, poiché la valutazione non si limiterà al dato arrotondato e terrà conto anche di altri fattori, tra cui le prospettive future. La decisione sarà presa con il Pacchetto di primavera atteso per il 3 giugno. La tensione resta alta. L’Istat ha smentito nei giorni scorsi indiscrezioni su presunte pressioni sui responsabili della contabilità nazionale da parte del presidente Francesco Maria Chelli, che ha ribadito “piena e assoluta fiducia” nel loro lavoro. Non è l’unico appuntamento. Sul tavolo del Consiglio dei ministri c’è il Documento di finanza pubblica con le nuove tabelle sui conti. Giorgetti ha anticipato una revisione delle stime di crescita, in linea con quelle dei principali organismi. Il dato potrebbe ricalcare quello indicato dalla Banca d’Italia che, nello scenario base, indica un aumento del Pil dello 0,5% nel 2026 e anche nel 2027.

Analoga la stima del Fondo monetario internazionale, mentre l’Ocse si aspetta un +0,4% quest’anno e +0,6% il prossimo. Le previsioni del governo, a ottobre, indicavano un Pil allo 0,7% nel 2026 e un deficit al 2,8%, ipotizzando però un rientro sotto il 3% già nel 2025. Uno scenario oggi tutt’altro che scontato. Se i dati confermassero la permanenza nella procedura europea, tanto più sarebbe importante fermare quest’anno il deficit almeno al 2,9%, un obiettivo reso più difficile dal rallentamento dell’economia. Il Dfp, che ha sostituito il Documento di economia e finanza-Def, potrebbe illustrare diversi scenari legati all’evoluzione della crisi energetica e del conflitto in Medio Oriente. Dovrebbe inoltre contenere solo il quadro tendenziale, senza quello programmatico che incorpora l’impatto delle politiche. Giorgetti di recente ha ammesso di temere che la recessione “arriverà”, se non si risolverà la situazione sul fronte dell’energia, rinnovando l’appello a sospendere il patto di stabilità. Un’esigenza ancora più pressante per l’Italia, se non uscirà dalla procedura per deficit eccessivo.

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