Agia Napa, la località balneare che giovedì ospiterà la cena dei leader Ue, è di gran lunga più vicina a Beirut, al Medio Oriente in fiamme, che a Bruxelles. Ma non c’è solo il dato geografico a rendere la guerra in Iran il convitato di pietra della due giorni del vertice informale di Cipro: sebbene ne sia rimasta fuori militarmente, il conflitto ha travolto l’Europa con gli effetti della chiusura di Hormuz e della conseguente crisi energetica. Sarà questo, il primo, drammatico dossier che i leader europei saranno chiamati ad affrontare. E’ la seconda volta che i 27 si riuniscono dall’attacco americano all’Iran. E se è vero che i missili da giorni tacciono, è anche vero che l’allarme per i prezzi e le forniture di gas e petrolio dal Golfo continua ad aumentare.
I vertici Ue, Antonio Costa e Ursula von der Leyen, atterreranno a Cipro con l’obiettivo di frenare conclusioni catastrofiche. Un intervento Ue, su modello dello strumento Sure o perfino del Recovery Plan, viene per ora escluso. Anche perché, osservano in Commissione, ‘la crisi resta molto volatile e imprevedibile.” A Washington, a Teheran, a Islamabad, i fari restano puntati all’intesa che potrebbe cambiare tutto. Ma se lo Stretto di Hormuz non riapre “sarà una catastrofe e un piano servirà”, spiegano ancora a Bruxelles. Il tema è che mai come ora il dossier energetico rischia di essere divisivo. Ci sono Paesi, come la Spagna, che hanno trasformato la crisi in una sorta di cartina di tornasole che mostra la necessità di continuare sulle rinnovabili. Ma c’è chi, nel breve e medio termine, potrebbe non accontentarsi solo della nuova flessibilità sugli aiuti di Stato. L’Italia di Giorgia Meloni, scottata dal deficit al 3,1%, potrebbe chiedere con forza una sospensione del Patto di stabilità. La sua voce, per ora, è isolata. E la Commissione resta contraria, tenendo presente che la situazione finanziaria dei 27 non è la stessa del 2022, quando scoppiò la crisi dell’energia russa.
Ad Agia Napa si parlerà anche degli aspetti diplomatici della crisi di Hormuz. Un intervento della coalizione dei Volenterosi appare sempre più vicino. A Londra gli staff militari sono tornati a riunirsi per aggiornare i piani di una missione che – si sottolinea – “sarà pacifica e avrà l’obiettivo di garantire la libertà di navigazione”. Ma tutto è ancora avvolto nella nebbia: i Paesi che manderanno le navi, la tempistica, i fattori di rischio. Nel frattempo aumentano i contatti tra i Paesi Ue e i Paesi del Golfo e del Medio Oriente. Venerdì, i leader dei 27 si sposteranno nella capitale Nicosia, dove, nel pomeriggio, vedranno i vertici di Giordania, Libano, Egitto, Siria, e il segretario Generale del Consiglio di Cooperazione del Golfo.
Il vertice di Cipro registrerà la presenza di Volodymyr Zelensky e l’atteso via libera al prestito da 90 miliardi per Kiev. Ma, soprattutto, sarà il primo senza Viktor Orban. Orfani del “veto strutturato” del premier ungherese, gli equilibri interni al Consiglio europeo potrebbero cambiare. Von der Leyen porrà sul tavolo una questione che continua a non piacere all’Italia: il superamento dell’unanimità in politica estera.
Per i vertici comunitari, nonostante il tema divida, è questo il momento per parlarne, e per “trarre la lezione” da quanto accaduto negli ultimi anni con Budapest.
A Cipro, più in generale, l’Europa comincerà a pensarsi senza l’alleato Usa. Sul tavolo, su spinta della presidenza cipriota, ci sarà il dibattito sull’art.42,7 dei Trattati, che prevede la mutua assistenza tra i Paesi membri. E’ una sorta di articolo 5 Nato in versione europea, ma le procedure, finora, sono state molto poco chiare. A scaldare il dibattito ci sarà anche lo spigolosissimo dossier del bilancio pluriennale. Ed è in questo contesto che i Paesi frugali potrebbero cominciare ad aprire all’aumento di risorse proprie Ue. Gli obiettivi, rispetto al precedente bilancio, sono aumentati e con loro le crisi. Un’Europa che sia autonoma, dalla difesa all’energia, non può avere la cassaforte vuota.
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