La tregua teorica che tiene sospeso il Golfo, mettendo in crisi l’economia mondiale, non vale a Hormuz, dove si sta consumando una prova di forza tra Stati Uniti e Iran. Donald Trump ha ordinato alle sue forze armate di “distruggere le posamine” nemiche che ostacolano il transito nello Stretto, mentre il blocco navale ai porti del regime continua ad operare, costringendo decine di imbarcazioni a invertire la rotta. Sul fronte opposto Teheran ha rivendicato i suoi successi, affermando di aver incassato i primi introiti dai pedaggi imposti alle imbarcazioni civili dei Paesi ostili.
Spettatore interessato è Israele, che osservando lo stallo della diplomazia ha annunciato di attendere “il via libera” dell’alleato per riprendere la guerra e riportare la repubblica gli ayatollah “all’età della pietra”.
Nonostante la proroga unilaterale del cessate il fuoco da parte degli Stati Uniti, entrata in vigore l’8 aprile, i toni e le azioni dei due contendenti sono rimasti aggressivi. Trump ha ordinato alla Marina di “abbattere” tutte le imbarcazioni, “non importa quanto piccole, che posano mine” a Hormuz. “Non ci deve essere alcuna esitazione”, le parole di fuoco postate su Truth.
Intanto Trump ha annunciato che il cessate il fuoco tra Israele e Libano è stato esteso di tre settimane. Il tycoon ha incontrato gli ambasciatori di entrambi i Paesi, impegnati nel secondo ciclo di colloqui.
Nel frattempo il Pentagono ha annunciato di aver abbordato e ispezionato una nave sotto sanzioni che trasportava petrolio iraniano nell’Oceano Indiano, la seconda operazione di questo tipo nella zona questa settimana. E’ il blocco americano ai porti della Repubblica Islamica, che resterà in vigore con “controlli per smantellare le reti illecite e intercettare le navi che forniscono supporto materiale all’Iran, ovunque operino”, ha fatto sapere il Dipartimento della Difesa. Hormuz “è sigillato finché non saranno in grado di raggiungere un accordo”, il sigillo di Trump. Finora 31 navi hanno dovuto fare marcia indietro, ha fatto sapere Centcom.
La teocrazia non è rimasta a guardare. Dopo aver sequestrato nei giorni scorsi due mercantili battenti bandiera liberiana e panamense e ribadito che Hormuz rimarrà chiuso fino a quando Washington non porrà fine al blocco navale, il vicepresidente del Parlamento Hamidreza Hajibabaei ha fatto sapere che “i primi introiti derivanti dai pedaggi sono stati depositati sul conto della Banca Centrale”. Secondo la società di analisi commerciale Kepler, due portarinfuse sono riuscite ad attraversare nelle ultime ore. Una appartiene ad una compagnia gestita dalla tedesca Hapag-Lloyd, in transito per la prima volta dall’inizio del conflitto.
Riguardo al secondo round di negoziati tra americani e iraniani, che sarebbe dovuto iniziare questa settimana a Islamabad, non ci sono ancora segnali di svolta. La capitale pakistana, sotto stretta sorveglianza di polizia e militari, opera a ritmo ridotto da diversi giorni in attesa dell’ipotetico arrivo delle delegazioni, ma Teheran finora si è rifiutata di inviare un proprio team, temendo che la controparte stia bluffando e prepari una nuova offensiva. Secondo Trump il problema è che “l’Iran fa fatica a capire chi sia il suo leader” ed è alle prese con una “lotta intestina tra la linea dura che sta subendo pesantissime sconfitte sul campo di battaglia e i moderati, che di moderato non hanno proprio nulla”, ma che comunque “stanno guadagnando credito”. “In Iran non esistono estremisti né moderati, siamo tutti iraniani e uniti sotto la Guida Suprema e faremo pentire l’aggressore”, la replica della leadership di Teheran, ha riportato l’agenzia Irna, parlando un “messaggio congiunto dei capi dei tre poteri dello Stato”.
Anche il commander in chief ha i suoi problemi: il primo maggio termineranno i 60 giorni a sua disposizione per agire senza il consenso del Congresso e da quel momento in poi rischia che la sua strategia militare venga ostacolata dai veti interni.
In questo quadro Israele si prepara a accelerare l’offensiva. Il ministro della Difesa Israel Katz, durante una riunione di sicurezza, ha chiarito che l’Idf “è pronto a riprendere la guerra”, con gli “obiettivi già individuati”, per “completare l’eliminazione della dinastia Khamenei”. E nella tarda serata di Teheran sono state segnalate esplosioni e l’attivazione dell’antiaerea per far fronte a attività “ostili”. E’ la prima volta dall’inizio del cessate il fuoco.
LA GIORNATA DI IERI
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