Aumentano i redditi 2024 dichiarati nel 2025 anche in linea con la crescita dei posti di lavoro. Si conferma che il grosso delle dichiarazioni è in capo a dipendenti e pensionati mentre sono circa 11 milioni gli italiani che non pagano l’Irpef. E solo uno su risulta avere un reddito di oltre 75mila euro. In testa alla classifica stilata dal dipartimento delle Finanze del Mef restano, con uno stacco notevole, i redditi degli autonomi. Mentre a livello territoriale si conferma la dicotomia Nord-Sud: primi i lombardi, ultimi i calabresi. Il reddito complessivo totale dichiarato nel 2025 ammonta a oltre 1.076,3 miliardi di euro (48,6 miliardi in più rispetto all’anno precedente, +4,7%) per un valore medio di 25.820 euro, in aumento del 4%. L’analisi territoriale conferma che la regione con reddito medio complessivo più elevato è la Lombardia (30.200 euro), seguita dal Trentino Alto Adige (28.553 euro, con la provincia di Bolzano che raggiunge 29.850 euro), mentre la Calabria presenta il reddito medio più basso (19.020 euro). I redditi da lavoro dipendente e da pensione costituiscono circa l’84,6% del reddito complessivo dichiarato, con il reddito da lavoro dipendente che ne rappresenta il 54,4%.
Il reddito medio più elevato è quello da lavoro autonomo, pari a 67.510 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori (titolari di ditte individuali) è pari a 28.550 euro. Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 24.250 euro, quello dei pensionati a 22.390 euro. La differenza tra il reddito medio da lavoro autonomo e il reddito dichiarato dai lavoratori dipendenti – spiegano dal Dipartimento – è in parte spiegata anche dalla diversa modalità di indicazione dei contributi previdenziali: i redditi da lavoro autonomo devono essere indicati al lordo dei contributi (il valore medio è pari a 10.926 euro). Questi importi medi non includono i redditi di circa 2 milioni di soggetti in regime forfetario (+3,3% rispetto al 2023). Infine, il reddito medio da partecipazione in società di persone ed assimilate risulta di 23.080 euro. È opportuno ribadire – si sottolinea – che per “imprenditori” nelle dichiarazioni Irpef si intendono i titolari di ditte individuali, escludendo pertanto chi esercita l’attività economica in forma societaria; inoltre, la definizione di imprenditore non può essere assunta come sinonimo di “datore di lavoro” in quanto la gran parte delle ditte individuali non ha personale alle proprie dipendenze. In termini di variazioni rispetto all’anno precedente si osserva un incremento del reddito medio da lavoro dipendente (+4,1%) e del reddito da pensione (+5,3%), mentre per i redditi derivanti dall’esercizio dell’attività economica si riscontrano decrementi dei valori medi. In particolare diminuiscono il reddito di spettanza dell’imprenditore in contabilità ordinaria (-4,5%), i redditi da lavoro autonomo (-4,1%), il reddito di spettanza in contabilità semplificata (-1,6%) e i redditi da partecipazione (-1%). Si segnalano, infine, per completezza, l’aumento del numero di lavoratori con contratti a tempo indeterminato (+1,6%) e con contratti a tempo determinato (+1,1%).
Oltre 8,7 milioni di soggetti dichiarano un’imposta netta pari a zero, si tratta di contribuenti con livelli reddituali compresi nelle fasce di esonero dagli obblighi dichiarativi, di contribuenti le cui detrazioni azzerano l’imposta lorda, oppure di soggetti che dichiarano unicamente redditi soggetti a tassazione sostitutiva. Prendendo in considerazione anche i soggetti la cui imposta netta è interamente compensata dal trattamento integrativo e bonus tredicesima, i soggetti che di fatto non versano Irpef sono oltre 11,3 milioni. Infine i contribuenti che hanno presentato la dichiarazione Iva/2025 sono stati 4.146.944, in lieve diminuzione (-0,7%). L’ammontare del volume d’affari è stato di 4.688,1 miliardi di euro con una diminuzione dell’1%.
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