Rivoluzione alla Biennale di Venezia nei giorni di fuoco che precedono l’apertura, il 9 maggio, della 61.ma Esposizione Internazionale d’Arte. Dopo l’arrivo, il 29 aprile, degli ispettori inviati dal ministro della Cultura Alessandro Giuli che hanno lasciato stasera Ca’ Giustinian per ritornare a Roma, una nuova tegola è arrivata oggi sull’istituzione veneziana con le dimissioni della Giuria Internazionale. Nascono due Leoni dei Visitatori, rientrano Russia e Israele in concorso e salta la cerimonia ufficiale d’inaugurazione.
La premier Giorgia Meloni non entra nel merito delle dimissioni della Giuria e si “ferma alla posizione iniziale: la scelta sul padiglione russo, il governo ha dichiarato di non condividerla, dopodiché la Biennale è un ente autonomo, e Buttafuoco è una persona capacissima, questa scelta non l’avrei fatta al suo posto” dice in conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. “Sull’invio degli ispettori – aggiunge la presidente del Consiglio – la persona giusta a cui chiedere credo sia il ministro Giuli, perché presumo lui abbia fatto questa scelta. Non ho avuto modo di parlarne con lui”.
E il ministero della Cultura fa sapere di essere estraneo alle dimissioni della giuria. “Non è, e non è mai stato nelle nostre intenzioni commissariare il presidente della Biennale di Venezia” precisa il Mic, confermando “l’identità di vedute” tra Giuli e Meloni. Il 9 maggio ci sarà dunque una semplice apertura delle porte ai visitatori e viene spostata al 22 novembre, ultimo giorno d’apertura dell’Esposizione, la cerimonia di premiazione dei Leoni d’Oro. Era già accaduto per altre situazioni eccezionali come l’edizione 2021 della Mostra Internazionale di Architettura, a causa del Covid.
Pronta la reazione della Biennale che in tempi record istituisce i premi popolari, annunciando due Leoni dei Visitatori, cioè votati da coloro che visiteranno la mostra, dedicati al miglior partecipante e alla migliore Partecipazione Nazionale dell’Esposizione. A quest’ultima concorrono tutte le Partecipazioni Nazionali presenti, come da lista ufficiale, per cui anche Russia e Israele, che erano state escluse dai premi dalla Giuria internazionale – tutta al femminile, presieduta da Solange Farkas e composta da Zoe Butt, Elvira Dyangani Ose, Marta Kuzma e Giovanna Zapperi – in quanto guidati da leader “accusati di crimini contro l’umanità”.
Accoglie “con favore la scelta di Buttafuoco di istituire un’ampia giuria popolare per la 61/a Esposizione internazionale d’Arte della Biennale di Venezia” il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia che afferma: “In una fase delicata, è una risposta intelligente e autorevole”. Potranno votare i Leoni dei Visitatori i titolari di biglietto che avranno visitato le due sedi di mostra nell’arco temporale dell’apertura della 61. Esposizione, dal 9 maggio al 22 novembre. La visita delle due sedi sarà comprovata dal tracciamento effettuato dal sistema di biglietteria. Il titolare del biglietto potrà esprimere un solo voto per ciascuno dei due premi, in un’unica sessione.
I collettivi di artisti verranno identificati come singoli partecipanti, come da lista dei partecipanti alla mostra In Minor Keys. Soddisfatto lo scultore israeliano Belu-Simion Fainaru, che era stato escluso dal concorso in quello che il ministero degli Esteri israeliano aveva definito un boicottaggio, che sottolinea: “Credo che gli artisti debbano essere trattati in modo equo e non discriminatorio, ed essere valutati per il loro lavoro e non per il passaporto”. Mentre annuncia sui social la sua presenza all’inaugurazione e alla premiazione il senatore della Lega Claudio Borghi, insorge il senatore dem Filippo Sensi che dice: “Chiudete quel Padiglione, quella vergogna sulla laguna”.
Il Pd parla di “crisi istituzionale e culturale senza precedenti”: “Un organismo indipendente è stato azzerato nel pieno del suo lavoro. E nel frattempo la Biennale ha fatto la sua scelta: riammettere alla selezione Russia e Israele, due paesi guidati da governi criminali. Questo è il punto politico”, avvertono Sandro Ruotolo e Matteo Orfini. Da M5s, il deputato Gaetano Amato parla di “caos indegno”, “una figuraccia internazionale che pesa tutta sulle spalle di Alessandro Giuli e di Giorgia Meloni”.
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