La rappresaglia di Donald Trump contro gli alleati Nato ‘rei’ di non averlo aiutato in Iran punta al cuore dello schieramento americano sul terreno europeo: quella Germania che ospita 50.000 militari, il grosso di un contingente di 90.000 unità che ha le sue radici nella Guerra Fredda. Sean Parnell, portavoce del Pentagono, ha spiegato che nei prossimi 6-12 mesi 5.000 soldati a stelle strisce lasceranno il Vecchio Continente per tornare in patria ed esser dispiegati altrove, per concentrarsi sulle sue priorità domestiche e sull’indo-pacifico.
Il tycoon non ha ben digerito le parole del cancelliere Merz sugli Usa “umiliati” dall’Iran e “privi di una strategia” nella guerra, ma nel mirino del commander-in-chief sono finite anche la Spagna – colpevole di non aver sostenuto le azioni militari in Medio Oriente e di non spendere abbastanza per la Nato – e l’Italia, col tycoon piccato per il no ricevuto da palazzo Chigi all’uso delle basi per la guerra, oltre che per la presa di posizione di Giorgia Meloni dopo le sue frasi su Papa Leone XIV.
Il presidente americano aveva lasciato intendere giovedì sera un possibile ritiro delle sue truppe anche dal nostro Paese e da quello di Pedro Sanchez. E ieri ha insistito: ‘Non sono contento di loro, pensano che possa essere accettabile che Teheran abbia l’atomica’.
Certo, 5.000 su 50.000 è una riduzione sopportabile per la Germania, anche perché Trump nel suo primo mandato aveva già minacciato il ritiro di 10.000 soldati dalla Germania, senza poi però dar seguito al suo annuncio. Berlino non sembra stupita: “Il ritiro delle truppe statunitensi dall’Europa e anche dalla Germania era prevedibile” ha commentato il ministro della Difesa Boris Pistorius. Che però subito dopo ha puntato dritto al vero cuore del problema: “Noi europei dobbiamo assumerci una maggiore responsabilità per la nostra sicurezza”.
Perché il boccone amaro per gli europei è quello: il futuro incerto del Patto Nord-Atlantico. Un altro Donald – il premier polacco Tusk – ha parlato non a caso di un’alleanza minata dall’interno: “La minaccia più grave per la comunità transatlantica non sono i nemici esterni, bensì la progressiva disgregazione della nostra alleanza. Dobbiamo tutti fare tutto il necessario per invertire questa tendenza disastrosa”. E se Madrid ribadisce di essere “un alleato totalmente affidabile”, il modo con cui Trump ha annunciato la riduzione delle truppe sul suolo tedesco approfondirà inevitabilmente la crepa nei rapporti interni della Nato, già indeboliti dalle minacce del presidente americano sulla Groenlandia e dalle sue ripetute critiche ai partner. Con una minaccia diretta che ora colpisce un Paese, la Germania, che fino a poche settimane fa veniva invece elogiato dal Pentagono per gli sforzi fatti per la spesa militare Nato e per Kiev. Tensioni che, temono gli analisti, di cui potrebbe avvantaggiarsi Mosca. Un rischio ventilato in modo bipartisan anche all’interno del Congresso americano: “Si rischia di inviare un messaggio sbagliato a Putin”, hanno detto Roger Wicker e Mike Rogers, il repubblicano e il democratico delle commissioni servizi armati del Senato e della Camera.
La Nato prova a cercare la linea: “Stiamo collaborando con gli Stati Uniti per capire i dettagli della decisione in Germania”, ha spiegato la portavoce Oana Lungescu sottolineando “la necessità che l’Europa investa di più nella difesa e si assuma maggiore responsabilità per la nostra sicurezza comune”.
Anche perché il ritiro di 5.000 soldati non è l’unica grana all’orizzonte. Il Dipartimento della Difesa americano sta annullando anche un piano dell’amministrazione Biden per schierare un’unità missilistica in Europa, scrive il New York Times spiegando che la presenza Usa è destinata a scendere così al livello del 2022, prima dell’invasione russa dell’Ucraina.
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