Appianare e ricucire, anche per provare a recuperare quel consenso mai così basso per l’amministrazione Usa almeno tra i cattolici. Dopo l’inedito e violentissimo attacco di Donald Trump al Papa americano, Marco Rubio volerà a Roma per presentarsi prima di tutto in Vaticano, dove sarà ricevuto da Leone XIV giovedì, e poi per rivedere il suo omologo italiano Antonio Tajani insieme ad altri colleghi di governo, a partire dal ministro della Difesa Guido Crosetto.
Una missione già ribattezzata del “disgelo” dopo settimane in cui mai sono state così distanti le due sponde dell’Atlantico. Divise dalla strategia americana sulla nuova guerra del Golfo – non preannunciata (e non voluta) al Vecchio continente – che sta piegando le economie europee con la crisi dell’energia.
Non ci sono solo le parole del tycoon nei confronti di Prevost – definito tra l’altro “debole” sulla criminalità e “pessimo” in politica estera – da ricondurre a mere intemperanze verbali, ma pure le accuse, ai limiti dell’insulto, scagliate contro l’Italia e la stessa Giorgia Meloni, fino a poche settimane fa considerata la migliore “amica” di The Donald in Europa. Le diplomazie dei due Paesi sarebbero al lavoro, dunque, anche per un faccia a faccia tra Rubio e la premier, che al momento non è in agenda ma non viene nemmeno escluso da Palazzo Chigi.
Se Rubio, come da indiscrezioni di stampa, ha espresso la volontà di “incontrare” Meloni, non ci sono ragioni per non vederlo, spiegano ai piani alti dell’esecutivo, sottolineando che a inizio settimana, incrociate le rispettive agende, si capirà se c’è una finestra per parlare direttamente con l’emissario di Trump. Venerdì, in effetti, al momento lo spazio sembrerebbe esserci, perché la premier è attesa alla Triennale di Milano per un evento sull’agricoltura solo nel tardo pomeriggio.
Mentre per Rubio ci sarà un bilaterale con il titolare della Farnesina e poi una colazione di lavoro – allargata con ogni probabilità ad altri dicasteri – a Villa Madama. Peraltro sono proprio tra i due capi delle rispettive diplomazie gli unici contatti diretti che si sono registrati in questi due mesi di guerra all’Iran. I due si erano sentiti all’inizio di marzo, a una settimana dall’inizio del conflitto. Telefonata nella quale già allora Tajani (che negli ultimi giorni ha parlato anche con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi) aveva espresso le preoccupazioni per i contraccolpi di una prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz.
E sempre su Hormuz si è concentrato anche l’ultimo contatto, di una decina di giorni fa, sostanzialmente incentrato sulla crisi in Medio Oriente. Nel mezzo il durissimo affondo di Trump su Meloni, colpevole di averlo “deluso” davanti alla richiesta di sostegno per la guerra in Iran. In mezzo un progressivo raffreddamento dei rapporti, passato anche per il no, rivelato alla stampa, all’utilizzo della base di Sigonella per gli attacchi al regime di Teheran, fino alla condanna esplicita di Trump per gli attacchi a papa Leone a partire da Meloni ma da parte di tutte le forze politiche.
Matteo Salvini compreso, che oggi è oggetto invece di un rilancio da parte del presidente Usa, che riposta su Truth una sua intervista di febbraio a Breibart News incentrata sull’assoluzione per la gestione dei migranti nel processo Open Arms (in cui tra le altre cose il leader leghista sottolinea che l’obiettivo per il prossimo anno è di “approvare tutti i decreti sicurezza in Parlamento, vincere le elezioni e tornare al ministero dell’Interno”).
Si tratterà per Rubio di una terza volta in Italia nell’ultimo anno. Il segretario di Stato – salito agli onori delle cronache social nelle ultime ore in veste di dj a un matrimonio – aveva già incontrato il Papa in occasione del suo insediamento, il 18 maggio, e il giorno successivo, quando Leone XIV aveva ricevuto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance. Giovedì inconterà anche il suo omologo, il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, un segnale formale di riapertura del canale diplomatico tra Usa e Santa Sede. Vance e Rubio insieme a febbraio di quest’anno avevano incontrato anche la premier, il 6 febbraio prima della cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina.
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