Ultimi fuochi di campagna elettorale nel Regno Unito in visita delle amministrative di giovedì 7. Tornata che coinvolge circa metà della popolazione del Paese e che rappresenta un test ad altissimo rischio per il Labour e per la leadership dell’impopolare Keir Starmer. La consultazione è di gran lunga l’appuntamento con le urne più importante per l’isola dalle politiche del luglio 2024, suggellate dal ritorno al governo dei laburisti dopo 14 anni. E potrebbe sancire – esiti locali a parte – il colpo di grazia per la vacillante poltrona dello stesso premier: sotterrato da sondaggi che gli attribuiscono un tracollo di consensi mai visto in passato da alcun primo ministro di Sua Maestà nei primi due anni a Downing Street; inseguito dallo scandalo Mandelson-Epstein; tormentato dai guai di un’economia in affanno come dai malumori e dalle trame interne al suo stesso partito. La minaccia del resto è quella di una sconfitta devastante. Forse persino storica, a fronte delle sfide che salgono da destra come da sinistra. Mentre ad alimentare l’attesa di un contraccolpo nazionale più o meno immediato contribuiscono i dati di giornata sui titoli di Stato britannici, colati improvvisamente a picco. In concreto la partita delle elezioni si gioca in Scozia e Galles, dove vengono rinnovate le assemblee parlamentari locali istituite 27 anni fa in forza della devolution. Nonché in diversi consigli locali dell’Inghilterra, nazione dominante del Regno per numero di abitanti, inclusi i municipi dei grandi ‘borough’ di Londra. Si tratta di territori laddove i laburisti rischiano di perdere non pochi dei loro feudi tradizionali.
Le previsioni accreditano infatti un’avanzata tanto delle destre (con i trumpiani anti-immigrazione di Reform Uk di Nigel Farage ormai avvantaggiati sui conservatori di Kemi Badenoch), quanto della nuova sinistra radicale incarnata dai Verdi, rilanciatisi sotto la leadership pacifista e sociale di Zack Polanski: figura emergente della scena politica britannica bollata dai detrattori come “populista” e sul cui sostegno alla causa palestinese Starmer e compagni stanno provando a far calare ombre pure in relazione all’ondata recente di sospetti attacchi antisemiti a Londra a dispetto delle sue personali radici ebraiche. Il tutto senza contare la concorrenza cruciale nelle nazioni d’appartenenza degli indipendentisti progressisti scozzesi e gallesi dell’Snp e di Plaid Cymru. Gli ultimi sondaggi lasciano presagire risultati pesantissimi per il partito del premier. Con il possibile evaporamento del primato laburista in Galles per la prima volta da decenni, nessuna rivincita sull’Snp in Scozia dopo 20 anni e la prospettiva di un umiliante terzo posto alle spalle sia degli indipendentisti sia di Reform in entrambe le nazioni.
O ancora con la perdita fino a 2000 seggi di consiglieri locali in Inghilterra, dove il Labour potrebbe essere mandato all’opposizione simbolicamente persino nel municipio circoscrizionale di Islington, che comprende il collegio in cui Starmer è stato eletto deputato. Previsioni destinate, se non smentite o almeno ridimensionate dallo scrutinio atteso per venerdì 8, a segnare probabilmente il destino di sir Keir come capo del partito di maggioranza e del governo. Lasciando il Paese in un limbo in tempi di crisi geopolitiche micidiali fra Ucraina e Medio Oriente e congelando le nuove ipotesi di riavvicinamento post Brexit all’Ue. Un destino su cui già spirano intanto venti di rivolta fra i deputati laburisti, con almeno un centinaio pronti fin d’ora – pare – a sottoscrivere una lettera aperta di richiesta di dimissioni. E, in caso di rifiuto, a imporre una sfida interna sulla leadership, per la quale basta il sostegno a un candidato alternativo del 20% del gruppo parlamentare (un’ottantina di firme). Sfida che potrebbe essere lanciata da sinistra da esponenti più progressisti (e più graditi dalla base) rispetto al moderato Starmer come Angela Rayner, ex vice leader e figlia della working class del nord dell’Inghilterra, o come il sindaco di Manchester, Andy Burnham (la cui discesa in campo richiederebbe comunque una suppletiva per poter tornare in Parlamento, e quindi tempi più lunghi). Ma potrebbe venire pure dalla destra del partito, dall’attuale ministro della Sanità, il giovane e ambizioso neo-blairiano Wes Streeting, benvisto da una parte della nomenklatura e dai media di establishment, che ha bisogno invece di fare in fretta. Anche per evitare d’essere sottoposto a troppi scrutini sulla sua storia di ex figlioccio politico di Peter Mandelson.
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