La Chiesa è dalla parte delle vittime della guerra: lo ribadisce Papa Leone alla vigilia dell’atteso faccia a faccia con il Segretario di Stato americano Marco Rubio, in arrivo a Roma per quello che si annuncia, come trapela da più fonti, un colloquio “franco e diretto”.
Rubio è atteso alle 11.15 nel Cortile di San Damaso per poi essere accompagnato da Papa Leone per l’udienza fissata alle 11.30. Sulla carta è atteso un colloquio di mezz’ora (alle 12 il Papa ha già un altro impegno in agenda) ma anche il tempo che durerà effettivamente e i toni delle dichiarazioni potranno essere una chiave di lettura.
Leone si è detto fiducioso rispetto a questo appuntamento auspicando “apertura” e “comprensione” reciproca. Ma la linea resta sempre quella: la Chiesa “legge e interpreta a partire dal Vangelo i dinamismi della storia, denunciando il male in tutte le sue forme e annunciando” la pace, ha detto questa mattina all’udienza generale. Parla dei documenti del Concilio Vaticano II ma il tono della catechesi è in linea pienamente con quanto sta accadendo in queste ore a livello internazionale.
“La Chiesa – scandisce parlando ai fedeli a Piazza San Pietro – è investita della missione di pronunciare parole chiare per rifiutare tutto ciò che mortifica la vita e ne impedisce lo sviluppo e prendere posizione a favore dei poveri, degli sfruttati, delle vittime della violenza e della guerra”. Un messaggio chiaro, da vedere se sarà colto, perché dalle ultime affermazioni non solo di Donald Trump ma anche dello stesso Rubio trapela la volontà di ribadire le proprie ragioni e posizioni. L’auspicio è che almeno cambino i toni.
Dopo l’incontro con il Pontefice, Rubio incontrerà il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, che oggi ha sottolineato che “gli Stati Uniti sono e restano un interlocutore imprescindibile della Santa Sede”. Parleranno di vari dossier, dell’America Latina della questione di Cuba, del Libano, di Gaza. Venerdì Rubio incontrerà invece la premier italiana Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani per ristabilire un dialogo dopo i colpi sferrati, anche in questo caso, dal tycoon.
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Tornando all’incontro in Vaticano è evidente che, al di là di dichiarazioni estemporanee, come quelle del presidente americano, a nessuno conviene una rottura. Ma il Vaticano sembra volere rimettere al centro anche l’Europa restituendole quel ruolo sullo scenario internazionale che nelle ultime vicende sembrava affievolito.
Oggi i vescovi francesi hanno annunciato un possibile viaggio di Papa Leone nel loro paese a fine settembre. Si tratterebbe del terzo viaggio in Europa nel giro di pochi mesi, dopo quello nel Principato di Monaco e quello annunciato per giugno in Spagna. Nel recente incontro con gli europarlamentari del Ppe, Leone ha citato i fondatori dell’Europa, tra i quali Alcide De Gasperi, invitando i politici a rifuggire da “elitismi” e “populismi”. In scia a queste dichiarazioni Parolin ha sottolineato: “Oggi in Europa si sente brandire una parola, remigrazione, che di cristiano ha ben poco”.
Trump: ‘Che io renda felice o no il Papa, l’Iran non può avere arma nucleare’
“Posso dire questo: per quanto riguarda il Papa, è una questione molto semplice, a prescindere dal fatto che io lo renda felice o meno, l’Iran non può possedere un’arma nucleare”. Così il presidente Donald Trump alla Casa Bianca una domanda “sui suoi recenti scambi di battute” con Leone e su quale messaggio vorrebbe che il segretario di Stato Marco Rubio trasmettesse nell’incontro di domani con il pontefice. “E’ sembrato dire che potessero averla, mentre io affermo che non possono, perché se ciò accadesse, il mondo intero ne rimarrebbe ostaggio, e noi non permetteremo che ciò accada. Questo è il mio unico messaggio”, ha aggiunto.
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