‘Quella grotta è la mia casa, insidiosa anche per super esperti’ – Notizie – Ansa.it

‘Quella grotta è la mia casa, insidiosa anche per super esperti’ – Notizie – Ansa.it


“Ho fatto fatto almeno 50 immersioni nelle grotte di Alimathà, con le giuste precauzioni e l’equipaggiamento adatto. Ogni volta è stata un’esperienza fantastica ma con la consapevolezza dei rischi estremi che stavo correndo”. Shafraz Naeem, sub maldiviano e pioniere delle immersioni professionali, è un esperto nell’esplorazione delle grotte marine negli atolli delle Maldive con 30 anni di esperienza subacquea. Conosce come una seconda casa le grotte della tragedia.

“Perizia e precauzione – spiega l’ex sommozzatore militare ora consulente per la Difesa e la Polizia delle Maldive- sono necessarie: per me scendere ad Alimathà non è stato difficile, sono un sub specializzato in immersioni in grotta e ogni volta avevo la giusta miscela di gas, l’attrezzatura adeguata e un sistema di riserva”. Requisiti e attrezzatura che, secondo Naeem, i cinque sub italiani non avevano perchè “parliamo di ambienti al limite”, ambienti che Naeem conosce bene avendo, tra i tanti record, anche quello della spedizione ‘Across Maldives’, un viaggio sottomarino di 335 chilometri attraverso gli atolli di Malé Nord, Malé Sud e Vaavu, oltre 70 ore sott’acqua in più di 35 immersioni.

“Le autorità hanno confermato che l’operatore ha superato il limite di profondità ricreativa di 30 metri delle Maldive e ha effettuato le immersioni senza i permessi necessari – dice Naeem – Tutti sanno che le regole sono state infrante, non avevano neanche il permesso per fare ricerca a quelle profondità”. Naeem conosce bene quella grotta, l’ha visitata e fotografata: “L’ingresso è tra i 55 e i 58 metri di profondità, si addentra fino a circa 100 metri, poi si biforca e prosegue sempre più giù”. Insomma letteralmente una discesa negli abissi attraverso cunicoli. “Le immersioni in grotte profonde sono generalmente considerate immersioni tecniche avanzate che richiedono una formazione specializzata, procedure rigorose, un’adeguata pianificazione del gas e configurazioni di attrezzatura appropriate. Anche i subacquei più esperti possono trovarsi ad affrontare sfide considerevoli in ambienti del genere”.

Naeem è convinto tuttavia che i cinque sub italiani siano morti “per una concomitanza di cause perché in quegli ambienti estremi un solo problema ne genera altri a catena e un imprevisto può rapidamente trasformarsi in tragedia”. “Sarebbe irresponsabile affermare con precisione cosa sia successo senza un’indagine approfondita -spiega – però in base alla mia esperienza, un’immersione in grotta a quasi 58 metri con aria normale presenta già molteplici fattori di rischio. A quella profondità, la narcosi da azoto può compromettere gravemente la consapevolezza. Il consumo di gas aumenta rapidamente e in un ambiente come una grotta risalire in superficie è molto complesso”.

Dunque, spiega, qualunque sia il fattore scatenante “narcosi, stress, disorientamento, perdita di visibilità, problemi di navigazione, riserve di gas insufficienti, problemi all’attrezzatura, separazione dal gruppo o panico”, sono tutti fattori che possono presentarsi in sequenza e a cascata.

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