Deportato a Mauthausen, risarcito con 108mila euro – Notizie – Ansa.it

Deportato a Mauthausen, risarcito con 108mila euro – Notizie – Ansa.it


 “Prelevamento, deportazione e internamento nei campi di concentramento” nazisti durante la Seconda guerra mondiale: prima a Podgorica (attuale Montenegro), poi deportato in un campo di lavoro in Serbia, poi in Ungheria, infine nel lager di Mauthausen (odierna Austria). E’ la storia di un militare udinese dell’ Esercito imprigionato dalle SS (Schutzstaffel) mentre era di stanza a Scutari (Albania).

La giudice Gloria Giovanna Carlesso del Tribunale di Trieste ha riconosciuto al figlio del deportato (morto pochi anni fa), in quanto erede, 108mila euro di risarcimento per i danni subiti. Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità della Repubblica Federale di Germania (in continuità con il Terzo Reich tedesco) per le condizioni di semi schiavitù cui era stato ridotto l’uomo, catturato all’età di 33 anni, nei 600 giorni di prigionia, dal 9 settembre 1943 alla liberazione, il 5 maggio 1945.

Condizioni in contrasto con le convenzioni sui prigionieri di guerra del tempo, costituendo un crimine di guerra, dunque non soggetto a prescrizione. Non è la prima sentenza in Italia in questo ambito ma sicuramente una delle prime, il cui risarcimento sarà – non prima che la sentenza sia passata in giudicato – a valere sul “Fondo per il ristoro dei danni subiti dalle vittime di guerra e contro l’umanità per la lesione dei diritti inviolabili della persona in danno di cittadini italiani dalle forze del Terzo Reich” la cui gestione è affidata al ministero dell’Economia e delle Finanze.

E’ il fondo istituito dall’ allora primo ministro Mario Draghi in seguito a una sentenza della Corte costituzionale. Alcune cause avviate da ex deportati, infatti, avevano creato tensioni con la Germania, dunque fu costituito un Fondo che viene rinnovato ogni anno: chi ha diritto a un risarcimento lo attinge da lì. Quest’anno lo stanziamento ammonta a 20 milioni di euro.

“Ma non è facile accedervi”, precisa Federico Gamabini, l’avvocato che con il collega Andrea Del Vecchio ha assistito il figlio della vittima. “Bisogna dimostrare che la persona sia stata internata in un lager e per quanto tempo nonché le conseguenze che ne ha riportato”. Un passaggio non difficile per il caso in questione visto che si tratta di un noto lager nazista e che l’uomo aveva riportato pesanti conseguenze per tutta la vita. “In altri casi, persone sono state portate in colonie agricole … è più difficile da dimostrare” i soprusi subiti, indica il legale.

A Mauthausen le persone era praticamente ridotte in schiavitù. “La soddisfazione principale è di veder riconosciute le sofferenze subite da mio padre. Anche se dopo 80 anni, un riconoscimento c’è stato”, ha riferito il figlio della vittima.

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