Trump taglia le brigate in Europa. Rutte: ‘Ce lo aspettavamo’ – Notizie – Ansa.it

Trump taglia le brigate in Europa. Rutte: ‘Ce lo aspettavamo’ – Notizie – Ansa.it


Il primo a disegnare il quadro è stato il comandante supremo della Nato, il generale Alexus Grynkewich (che poi è anche il capo delle forze Usa in Europa), dopo è arrivato il Pentagono, col timbro e la ceralacca. Washington ha deciso di “ridurre da quattro a tre” il numero totale delle Brigate da combattimento assegnate al vecchio mondo, riportandole “ai livelli presenti nel 2021“. Ovvero prima della guerra in Ucraina. A conti fatti sono circa 5.000 uomini.

C’è di più. A Helsingborg, dove si riuniscono i 32 ministri degli Esteri alleati, Marco Rubio dovrebbe finalmente dare qualche dettaglio sulle future riduzioni dei contributi americani alla difesa convenzionale europea. Mark Rutte ha afferrato il toro per le corna, sull’onda delle voci incontrollate: “È quello che ci aspettavamo”.

In realtà non è proprio così. Il segretario generale ormai è chiamato a svolgere il ruolo del pompiere – e dello psicoterapeuta – ogni settimana a causa delle sparate di Donald Trump. Non sono stati mesi facili per l’Alleanza e la volontà condivisa è quella di rilanciare l’unità transatlantica al summit di Ankara, mettendosi alle spalle la stagione degli insulti.

Però non è facile. Gli annunci dei tagli – benché attesi – arrivano in modo estemporaneo, nel caso della Germania sono stati presentati come punitivi e tra gli alleati serpeggia la frustrazione, poiché la mancanza di un cronoprogramma condiviso impedisce di “pianificare il rafforzamento del pilastro europeo della Nato”.

Rubio, a Helsingborg, dovrebbe iniziare a fare chiarezza, in attesa della riunione a Bruxelles di venerdì dedicata proprio al modello forze della Nato. “Si tratta di un procedura normale, il dibattito è iniziato un anno fa e sappiamo che gli Usa hanno priorità in altri teatri”, ha evidenziato Rutte. “Non posso rivelare i dettagli ma ritengo che sia esattamente come ci aspettavamo e che rientri pienamente nell’approccio ‘senza sorprese’ promesso dagli Usa”. Però c’è un però. Fonti alleate affidabili fissano in “circa 80mila” il numero dei soldati Usa attualmente dislocati in Europa. Se comprendano i 5mila appena tagliati, nessuno lo sa. Pare un dettaglio ma non lo è. Il Congresso, per legge, ha fissato in 76mila il numero minimo di uomini che gli Stati Uniti devono mantenere da questo lato dell’Atlantico. Insomma, Trump potrebbe aver già violato la disposizione oppure si appresta a farlo (o a farlo ulteriormente). Grynkewich è stato d’altra parte chiaro: ci saranno altri movimenti di truppe. Gli alleati sono in apprensione e c’è chi non ha paura di andare al sodo.

“La deterrenza è pressione psicologica e Trump l’ha azzoppata”, confida un’alta fonte diplomatica. “Dovesse esserci una situazione da ‘omini verdi’ in un Paese del fianco orientale possiamo aspettarci che gli Usa sostengano una reazione da articolo 5? No, al massimo Trump invierà Kushner e Witkoff”. Siamo talmente in territori inesplorati che la presenza, filtrata sui media, di Trump al G7 francese viene vista come uno “sviluppo positivo” quando, sino ad un paio d’anni fa, sarebbe stata la norma. I temi divisivi sono diversi. Il sostegno all’Ucraina, il comportamento da tenere con la Russia e, da ultimo, la guerra in Iran e la situazione nello stretto di Hormuz. Alla Nato c’è chi spinge per appiccicare l’adesivo alleato alla futura missione di normalizzazione dello stretto per archiviare così il caso “tigre di carta”.

Ma non c’è accordo e probabilmente così non sarà. Il nodo vero è un altro. “Abbiamo bisogno di un percorso credibile per mantenere gli impegni concordati all’Aia e ciò significa aumenti costanti e sostenuti degli investimenti nella difesa”, avverte Rutte. Come dire, non fate scherzi.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA



Source link