In una mostra dell’ANSA le donne che hanno fatto la storia d’Italia – LE DONNE DELLA REPUBBLICA – Ansa.it

In una mostra dell’ANSA le donne che hanno fatto la storia d’Italia – LE DONNE DELLA REPUBBLICA – Ansa.it


Due giugno 1946: gli italiani tornano a votare dopo il fascismo, e per la prima volta a livello nazionale sono chiamate alle urne anche le donne. È da quel momento storico che parte la mostra ‘Le donne della Repubblica. Ottanta anni di conquiste nelle cronache dell’ANSA 1946-2026’. La curatrice e professoressa di storia contemporanea, Silvia Salvatici, ne ha parlato in un Forum ANSA con il direttore dell’agenzia, Luigi Contu, e la caporedattrice della redazione Cultura, Elisabetta Stefanelli.

 

L’esposizione sarà inaugurata il 28 maggio al Complesso di Vicolo Valdina, a Roma, e si articola in sette momenti legati ad altrettanti passaggi storici. “Racconta il cambiamento del Paese, della società, del costume, dell’economia e della politica attraverso le donne che hanno contribuito allo sviluppo dell’Italia – racconta il direttore –. Quel 2 giugno 1946 le donne sono chiamate al voto per la prima volta e diventano un elemento chiave nella fondazione della Repubblica”. La mostra è basata sugli archivi storici dell’agenzia, e in particolare le fotografie e i video in esso contenuti.

Senza dimenticare che l’ANSA ha contribuito attivamente alla storia dell’uguaglianza di genere nel nostro Paese. “Negli anni ‘70 l’ANSA ha mandato a Pechino Adda Princigalli, la prima corrispondente donna dalla Cina al mondo – ricorda Stefanelli –. In quegli stessi anni nell’agenzia è nato un gruppo femminile che ha persino realizzato una proposta di legge per i diritti delle donne, mentre nel 1974 è stata creata la redazione Donne Moda, capeggiata da Paola Berti. La Federazione della stampa, ispirata da questo esempio, ai tempi creò un proprio gruppo per i diritti delle donne nel giornalismo”.

Tra i primi volti in mostra ci sono quelli delle donne al voto, come lo storico scatto di una madre che si reca alle urne con il figlio in braccio. “L’esposizione ci fa anche vedere come ci fosse stato un appuntamento elettorale precedente rispetto al 2 giugno, alle elezioni amministrative – afferma Salvatici –. Già all’inizio del governo fascista era stato emanato un provvedimento che prevedeva il voto esclusivamente amministrativo delle donne, ma poi è caduto insieme alla democrazia. Il tema torna nel secondo dopoguerra, dopo la partecipazione delle donne allo sforzo bellico e alla Resistenza. Se si rischia la vita per la democrazia, deve essere vera. E non può esserla senza il diritto di voto per tutti”.

Non mancano le fotografie delle ‘madri costituenti’. “Le 21 donne che furono elette nell’Assemblea costituente erano una rappresentanza piccola di numero, ma estremamente decisa a collaborare – prosegue –. La loro mobilitazione fu fondamentale per introdurre i diritti delle donne nella Carta, per esempio nell’articolo secondo cui tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge indipendentemente dal loro sesso”.

Da allora ad oggi, le date storiche per il femminismo italiano sono state tante. Nel 1963 è arrivata la legge per l’accesso alle carriere pubbliche (nel “dibattito che precede il provvedimento”, dice la storica, viene fatto ancora “riferimento all’incapacità delle donne di essere razionali”, praticamente fu la “rottura di un tabù secolare”). Negli anni ’70 è stato il tempo del divorzio: “Dentro la società il principio di indissolubilità del matrimonio di fatto era già abbandonato: molti ricorrevano all’istituto della separazione”, chiarisce la docente, “era cambiata la percezione” di ciò che voleva dire sposarsi. Passando poi per la riforma del diritto di famiglia del 1975 e la legge sulla parità di trattamento del 1977, voluta da Tina Anselmi, prima ministra della Repubblica, anche lei presente nella mostra.

Grandissimo è stato poi l’impatto dell’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore, nel 1981. Per questa sezione non poteva mancare l’immagine di Franca Viola. “Si era in una fase avanzata della demolizione dei principi sanciti dal codice Rocco, del 1930 – commenta Salvatici –. La prima spallata importante era già arrivata con la legge 194 del 1978 sull’interruzione di gravidanza” (si potranno vedere le foto delle manifestazioni del tempo). La parte finale dell’esposizione è dedicata alla violenza: “nel 1996 la legge finalmente riconosce lo stupro come un reato contro la persona e non più contro la morale”, ricorda la professoressa.

Oggi l’Italia è profondamente cambiata: al governo c’è una presidente del Consiglio donna, così come è donna la leader dell’opposizione. “Sono rotture che dal punto di vista simbolico hanno un valore estremamente importante – conclude Salvatici –. Ma il problema della sottorappresentanza è lontanissimo dall’essere risolto. E laddove una componente superiore al 50% della società è sottorappresentata, è un problema della democrazia”.

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