È vero che Giorgio Almirante fu capo di gabinetto del Minculpop fascista nella Repubblica di Salò, “ma dopo aiutò il percorso verso la democrazia”.
Sono sufficienti queste frasi, contenute nell’intervista rilasciata dal presidente del Senato Ignazio La Russa al Corriere della Sera, per innescare la polemica con le opposizioni, che accusano la seconda carica dello Stato di “revisionismo storico” e “ambiguità nel giudizio verso chi sostenne un regime liberticida, razzista e alleato del nazismo”.
“Ammiravo politicamente” Almirante “e l’ho conosciuto apprezzandone anche l’ironia”, racconta La Russa. Che, nell’intervista, punge anche Roberto Vannacci: “Non l’ho mai visto negli anni in cui la militanza a destra era difficile. Forse perché era militare, ma comunque non c’era”. Quindi, “l’accusa” di aver ‘ripescato’ una figura come Almirante per timore del generale, risponde al giornalista, “mi sembra talmente meschina che, con tutto il rispetto, mi viene da ridere”.
Ma sono le parole su Almirante la miccia dello scontro con il centrosinistra. “La rilettura della storia da parte della seconda carica dello Stato è inaccettabile – punta il dito il dem Federico Fornaro -. Almirante fu uno dei fomentatori dell’odio nei confronti degli ebrei e sostenitore della primazia della razza italica”, scrisse “articoli sulla rivista ‘La difesa della razza’ tra il 1938 e il 1942”, ricorda, che sono “la summa dell’antisemitismo del regime fascista”.
Ancor più duro, se possibile, il verde Angelo Bonelli secondo cui l’intervista è “l’ennesima operazione di revisionismo storico”: “Presentare” Almirante “come protagonista del percorso democratico italiano significa insultare la verità storica e la memoria degli ebrei italiani perseguitati, deportati e uccisi”.
Significa, rincara Stefano Vaccari del Pd, “ignorare deliberatamente il ruolo avuto da Almirante nella costruzione culturale dell’odio razziale”. Ma La Russa non ci sta e, a stretto giro, fonti a lui vicine ribattono a tono: “Quegli esponenti della sinistra che negano sistematicamente la verità, fanno finta di non accorgersi che insultando il presidente La Russa”, “offendono” anche “le parole dei presidenti Mattarella e Napolitano che, in messaggi ufficiali, diedero ampio riconoscimento al ruolo e all’opera di Giorgio Almirante nell’Italia repubblicana, così come il presidente del Senato si è limitato a ricordare nell’intervista”.
Al fianco di La Russa si schiera subito il collega di partito, Edmondo Cirielli (FdI) che bolla come “surreali, palesemente strumentali e ingenerose le polemiche sollevate”. La sconfitta “delle dittature di destra rappresenta un elemento fondante della cultura politica delle destre”, afferma Cirielli, “semmai, è la condanna del comunismo che ancora oggi viene troppo spesso sottaciuta in alcuni ambienti della sinistra, anche italiana”.
Le dichiarazioni al Corriere fanno discutere anche a destra. Parlando delle alleanze, La Russa ha sottolineato come finora il centrodestra sia stato il più chiaro: “Non ci siamo alleati nemmeno con Francesco Storace che aveva fatto un, legittimo, movimento di destra”. Storace legge e sbotta sui social: “Mi dispiace per i vuoti di memoria di La Russa. Vi alleaste e come con La Destra – scrive sui suoi social – Venisti proprio tu a chiedercelo alla nostra assemblea di Pomezia e ora al Corriere della Sera lo neghi. Semmai nel 2008 puntavate a far fuori anche l’Udc di Casini. Pure lui estremista?”.
A questo punto, il presidente del Senato lo chiama per chiarire: “Ho ricordato che non ci eravamo alleati non solo con movimenti di estrema destra ma nemmeno con un partito ‘legittimamente di destra’ quale era quello da lui fondato che, non credo di sbagliare, nel 2008 si presentò fuori dall’alleanza di centrodestra. Poi è vero che con Francesco, nelle successive tornate elettorali, ho sempre cercato una intesa intrattenendo ottimi rapporti”.
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