Sei componenti della delegazione italiana della carovana umanitaria di terra della Global Sumud Flotilla per Gaza, sono stati rimpatriati oggi dalla Libia, via Istanbul. Il gruppo, atterrato poco dopo le 9.30 all’aeroporto di Fiumicino, era stato attaccato lunedì pomeriggio da forze militari libiche mentre era accampato a Sirte in attesa del rilascio di dieci loro compagni, tra cui due italiani, un pugliese, Domenico Centrione, e una piemontese, Leonarda Alberizia, fermati domenica con l’accusa di “ingresso illegale” mentre cercavano di negoziare un avanzamento del convoglio e poi portati a Bengasi dai miliziani libici affiliati al generale Khalifa Haftar.
“Siamo preoccupati per i nostri compagni che non sentiamo da 4 giorni perché quella che è avvenuta è stata una vera cattura”. Inizia così il suo racconto Sara Suriano di Andria, attivista della Flotilla di terra, fermata e rimpatriata dalla Libia via Istanbul. “I nostri compagni – ha aggiunto -, facevano parte di una piccola delegazione in testa al corteo, autorizzata a passare il confine. Ma da poco dopo non abbiamo più avuto contatti con loro. Noi siamo un convoglio internazionale di 300 persone in rappresentanza di 25 paesi, siamo coperti dalla convenzione di Ginevra e quello che noi chiedevamo era solamente un passaggio sicuro”.
“Il momento dello sgombero è stato molto intenso. Noi eravamo là regolarmente, dotati di visto, come convoglio umanitario. Ad un certo punto hanno iniziato a spintonarci e chi ha provato a fare resistenza passiva è stato maltrattato’, conferma Marco Contadini di Roma, coordinatore della delegazione italiana. “Quando ho cominciato a realizzare che era passato troppo tempo, circa 3 ore, e i compagni non tornavano, abbiamo cominciato a temere per loro ed è iniziato un senso di smarrimento”, ha confidato Massimo Marchini di Pordenone. “C’è stato chiesto di andarcene, non potevamo fare altro. Abbiamo fatto resistenza passiva, però alla fine abbiamo dovuto sgomberare il campo per raggiungere un posto più sicuro per noi”, chiude il racconto Martina Cannatà di Bologna.
Flotilla: ‘Rinviato il rientro dei due italiani per la festività di Eid al Adha’
“Domenico Centrone e Dina Alberizia, i due attivisti italiani trattenuti dalle autorità libiche assieme ad altre sette persone presumibilmente a Bengasi, non rientreranno subito in Italia. Almeno non prima dei prossimi tre giorni”. A riferirlo e Maria Elena Delia, portavoce della Flotilla Italia, la quale spiega che nel Paese i procedimenti sono quasi paralizzati a causa delle festività per Eid al Adha, che si svolgono fino al 29 maggio. “La Farnesina – sottolinea Delia – sta seguendo il caso costantemente e da giorni il console ha chiesto di vedere Centrone e Alberizia, senza ottenere al momento risposte concrete. Alcune voci ci dicono che stanno bene, non sappiamo se sono trattenuti in un ufficio, un hotel o un centro di detenzione e, a quanto ci dicono, dovrebbe essere solo una questione di tempo affinché vengano espulsi, visto che per loro l’ipotesi di accusa sarebbe di ingresso illegale nel Paese”.
Portavoce Flotilla Italia: ‘Sorpresi dal trattamento in Libia’
“Era stato fatto un lavoro di dialogo, di diplomazia con i libici. Per questo ci aspettavamo che, collaborando anche con la Mezzaluna Rossa, avremmo avuto la licenza di passare, perché noi chiedevamo semplicemente un attraversamento della linea”. Così la portavoce della Global Sumud Flotilla per l’Italia, Maria Elena Delia, presente stamattina all’aeroporto di Roma Fiumicino per accogliere l’arrivo dei sei attivisti della carovana di terra rimpatriati dalla Liba, via Istanbul. “Peraltro – ha aggiunto – quando si tratta di carichi umanitari, il passaggio dovrebbe essere garantito. Questo convoglio portava ambulanze, case mobili, caravan e aiuti umanitari che, ricordo, a Gaza continuano a non entrare. Per cui noi ci aspettavamo quest’anno più disponibilità rispetto al passato. Non ci aspettavamo certamente un trattamento come quello raccontato dai nostri compagni rientrati oggi né, tantomeno, che altri due nostri connazionali fossero sostanzialmente tattenuti e noi, a nostra volta, tenuti all’oscuro di tutto. La mia opinione personale, e mi prendo la responsabilità di quello che dico, è che ci siano state delle pressioni che siano arrivate dall’Egitto e che all’Egitto siano arrivate a loro volta da Israele”.
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