Ottenuta la misura diretta della massa di un buco nero che si trova in uno dei piccoli oggetti astronomici di colore rosso scoperti dal telescopio spaziale James Webb (i cosiddetti ‘piccoli punti rossi‘, Little Red Dots, Lrd), in una galassia che risale a quando l’universo aveva solo 700 milioni di anni. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature, indicano che alcuni buchi neri potrebbero formarsi e crescere prima delle stelle nelle loro galassie ospiti, fornendo informazioni sulle primissime fasi dell’evoluzione dei buchi neri.
Allo studio internazionale, guidato dall’Università di Cambridge, partecipano anche ricercatori italiani che lavorano presso l’Università di Firenze, l’Osservatorio di Arcetri dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), la Scuola Normale Superiore di Pisa, la Sapienza Università di Roma, l’Università dell’Insubria e l’Osservatorio astronomico di Roma a Monte Porzio Catone dell’Inaf.
Gli astronomi dibattono da tempo sull‘identità dei piccoli punti rossi (Lrd) rilevati durante i primi esperimenti con il telescopio James Webb delle agenzie spaziali di Europa, Canada e Stati Uniti. Alcune ricerche hanno suggerito che gli Lrd potrebbero essere buchi neri supermassicci, ma i modelli potrebbero aver sovrastimato la loro massa.
Per fare luce sulla questione, i ricercatori guidati da Ignas Juodzbalis hanno preso in esame Abell2744-QSO1, un piccolo punto rosso che ospita un buco nero. Le osservazioni rivelano la velocità di rotazione del gas a diverse distanze dal buco nero, fornendo informazioni sull’entità dell’accelerazione gravitazionale. Questi dati consentono di stimare che il buco nero ospitato dal piccolo punto rosso abbia una massa di 50 milioni di masse solari. La galassia ospite contiene una massa stellare molto ridotta, inferiore alla metà della massa del buco nero, il che suggerisce che questo buco nero si trovi in una fase iniziale di formazione e che potrebbe aver iniziato a formarsi prima della galassia ospite.
Questi risultati forniscono alcune delle prime misurazioni dirette della massa di un buco nero in una fase così precoce dell’universo e gli autori stessi sottolineano la necessità di ulteriori studi per perfezionare il modello e l’analisi.
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