Alta tensione in Medio Oriente, missile iraniano sulla base Usa in Kuwait – Notizie – Ansa.it

Alta tensione in Medio Oriente, missile iraniano sulla base Usa in Kuwait – Notizie – Ansa.it


L’attesa col fiato sospeso per il responso di Donald Trump sull’accordo tra Stati Uniti e Iran tradisce la tenuta del cessate il fuoco, stavolta ai danni dei soldati Usa nella base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait. Secondo Bloomberg, che cita una fonte a conoscenza dei fatti, un attacco missilistico balistico iraniano lanciato tra venerdì e sabato contro la struttura ha lasciato lievemente feriti cinque americani e danneggiato gravemente due droni d’attacco MQ-9 Reaper.

 

Un segno tangibile che la Repubblica islamica non ha intenzione di attendere con le mani in mano, mentre la tensione resta alta in tutta la regione, compreso il fronte libanese, dove Israele spinge l’avanzata oltre il fiume Litani e stando all’agenzia Anadolu, che cita un alto funzionario di Beirut, ha raggiunto la periferia di Nabatieh. Un’offensiva di sangue che in sette giorni ha provocato la morte o il ferimento di 77 bambini, denuncia Unicef.

 

In Kuwait, obiettivo del missile iraniano è stata ‘The Rock’, soprannome dato alla base considerata un polo multinazionale cruciale per le operazioni della coalizione internazionale, con la presenza di oltre 13 mila unità americane. Stando a quanto riferito da Bloomberg, il proiettile è stato intercettato ma i detriti caduti hanno ferito circa cinque persone, tra cui contractor e personale militare in servizio attivo. Un Reaper è stato distrutto e almeno un altro è stato gravemente danneggiato: una perdita costosa per gli Usa, considerando che ogni velivolo costa circa 30 milioni di dollari.

 

L’attacco in Kuwait dimostra la fragilità di una tregua in cui sin dall’inizio, Washington e Teheran si sono accusate a vicenda di violazioni, per ultime questa settimana con gli attacchi americani contro il porto iraniano meridionale di Bandar Abbas, a cui Teheran ha risposto con il fuoco di rappresaglia, rivendicando anche di aver sparato contro quattro navi che cercavano di attraversare lo Stretto di Hormuz senza autorizzazione. La situazione nel braccio di mare continua a preoccupare, con l’agenzia britannica Ukmto che mantiene il livello di minaccia a un punto “critico”. Tanto che stando al Wall Street Journal, le navi disattivano i sistemi di tracciamento e attraversano in piccoli gruppi, a volte con la guida dell’esercito statunitense, la via navigabile che rimane pericolosa ma non completamente chiusa. Intanto, continua a consolidarsi il sistema di autorizzazione messo a punto dalla Repubblica islamica: secondo la Marina dei pasdaran, nell’ultima giornata “almeno 20 navi hanno ricevuto il permesso di attraversare lo stretto dopo il coordinamento con le Guardie Rivoluzionarie e i rispettivi centri navali”. Da parte sua, l’agenzia Fars sostiene che una nave portarinfuse iraniana sia riuscita a forzare il blocco americano, che resta in vigore.

 

Con il passare delle ore, la speranza dell’intesa si scontra con le dichiarazioni di entrambi gli schieramenti: il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha assicurato che gli americani sono “più che capaci” di riprendere la guerra, e il consigliere della Guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha accusato Trump di “tradire la diplomazia, per la terza volta”. Nel frattempo, il percorso diplomatico prosegue anche tra Israele e Libano, seppure in chiaroscuro: gli Usa hanno salutato con favore i colloqui “costruttivi” tra funzionari militari israeliani e libanesi tenuti al Pentagono, mentre funzionari di Beirut si sono detti “delusi” dall’incontro, stando ai media arabi. La cosa certa è che il negoziato non si traduce in risultati sul terreno, anzi. L’avanzata dell’Idf e gli attacchi – che nell’ultima giornata hanno provocato almeno 5 morti e due soldati dell’esercito regolare feriti in un “raid mirato” – trovano la risposta dei razzi di Hezbollah intercettati sul nord di Israele. Il primo ministro libanese, Nawaf Salam, ha denunciato in un discorso tv “un’escalation israeliana pericolosa e senza precedenti”. Sollecitando un vero cessate il fuoco, che tuttavia resta lontano come a Gaza, dove secondo le autorità della Striscia, dall’avvio della tregua lo scorso ottobre sono 929 le persone rimaste uccise sotto il fuoco israeliano.

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