Scure su 250 emendamenti, parte la maratona sulla legge elettorale – Notizie – Ansa.it

Scure su 250 emendamenti, parte la maratona sulla legge elettorale – Notizie – Ansa.it


Scure su circa 250 emendamenti alla legge elettorale. Dopo la scrematura preliminare da 771 a 731 proposte fatta dagli uffici della Camera, il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Nazario Pagano, ha informato i deputati che andranno in discussione solo 479 emendamenti: gli altri sono stati dichiarati inammissibili o dal “contenuto meramente formale”.

 

Da domani, entrerà nel vivo la maratona del voto in commissione, con i lavori che potrebbero protrarsi anche nel weekend, per portare il testo in Aula il 26 giugno. Anche se non è escluso che, alla fine, il testo possa arrivare in assemblea senza relatore (con il lavoro di commissione azzerato). In questo quadro, mentre si moltiplicano i rumours sulla possibilità di elezioni anticipate nella primavera del 2027, si inserisce un sondaggio di SWG che per la prima volta certifica l’aggancio di Futuro Nazionale del generale Vannacci alla Lega. Futuro Nazionale – secondo il sondaggio SWG per La7 – guadagna mezzo punto in una settimana e raggiunge al 5,3% la Lega (che perde lo 0.3%) nell’orientamento di voto degli italiani. Una crescita che certamente avrà un peso nelle scelte della coalizione di centrodestra. Oggi comunque il responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli è stato piuttosto diplomatico sul generale. “Vannacci ha tante idee, le ascolto. Su alcune dico: ‘Beh sentiamo, non dice cose sbagliate’ ma poi vedo che vota contro il primo governo di destra della storia e quindi…”. Per ora la maggioranza si concentra sulla legge elettorale: ha presentato solo 4 emendamenti rimanendo orientata a bocciare tutte le modifiche avanzate da centrosinistra e vannacciani, preferendo affrontare il nodo delle preferenze direttamente nell’emiciclo di Montecitorio. Dove il voto segreto – secondo diversi osservatori – potrebbe segnare la loro fine. Da parte sua, l’opposizione non sembra intenzionata ad abbassare il muro eretto contro una proposta considerata irricevibile tout court.

 

E le parole della segretaria del Pd Elly Schlein lo confermano: “In un Paese in cui ci sono 6 milioni di italiani che rinunciano a curarsi, e gli stipendi sono tra i più bassi d’Europa, è incredibile che la priorità di questo governo sia quella di cambiare la legge elettorale per preservare il proprio potere”. La reintroduzione delle preferenze divide non solo le coalizioni ma anche diversi partiti anche al loro interno. FdI e Noi Moderati sono a favore e hanno più volte annunciato di volerle riproporre tramite emendamenti in Aula. FI e Lega sono molto più scettici, se non contrari. “È una legge che va bene perché evita che domani mattina Vannacci si allei con Cinque Stelle e Avs”, punge il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè (FI). Che bolla come “superato” il tema delle preferenze: “Da parte mia se ci sono o non ci sono va bene uguale”. Non la pensa così Alessandro Onorato, fondatore di Progetto Civico Italia che, “dopo aver superato le 10 mila firme per chiedere l’introduzione delle preferenze”, si dice pronto “ad andare a protestare davanti al Parlamento quando entrerà nel vivo la discussione sulla nuova legge elettorale”.

 

“Sono sempre stato contrario. Ci sarebbero altri strumenti” come “il ballottaggio, i collegi”, taglia corto il segretario di Più Europa Riccardo Magi, che definisce “una schifezza” il progetto del centrodestra. Intanto, si inizia a discutere anche della prossima campagna elettorale, che si preannuncia senza esclusione di colpi. Schlein lancia un appello “a tutte le forze politiche, compresa la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per un utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale”. Quanto alla data del voto, l’idea di arrivare fino alla fine della legislatura, stando a chi le ha parlato, non dispiacerebbe a Giorgia Meloni, che già a settembre si prepara a festeggiare il record di longevità di un governo nella storia repubblicana. In alternativa non tramonta l’ipotesi di un election day in primavera, nonostante i rischi ravvisati da più parti nell’abbinare le politiche con il rinnovo dei sindaci di grandi città come Roma e Milano.

   

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