Balogun un caso, Trump: ‘Ho chiamato Infantino, non era fallo’ – Mondiali 2026 – Ansa.it

Balogun un caso, Trump: ‘Ho chiamato Infantino, non era fallo’ – Mondiali 2026 – Ansa.it


Il ciclone Donald Trump di abbatte anche sui mondiali mande in Usa. Del ‘caso Balogun’, quello del rosso congelato al giocatore statunitense, il presidente americano ha candidamente confermato di aver parlato con Gianni Infantino: una telefonata diretta per chiedere la revisione di quel provvedimento, al fine di scongiurare la squalifica, altrimenti automatica: “Non c’era fallo. Solo due giocatori che si sono scontrati – l’analisi di Trump -. Una cosa è penalizzare qualcuno per la partita” che sta giocando, “ma come lo si può fare per un match che non si è ancora giocato? E’ ingiusto”. E ha anche attaccato l’arbitro: “E’ un po’ sospetto” ha insinuato poi, riferendosi alle voci di combine che nel 2024 avevano coinvolto il brasiliano Raphael Claus, poi del tutto scagionato (difeso infatti dalla sua stessa federazione). Un’ingerenza sul campo alla vigilia del vertice Nato di Ankara che infatti scatena nuove polemiche tra alleati.


Ad indignarsi però anche la Uefa che, con una nota insolitamente dura, ha attaccato la Fifa per la squalifica sospesa dalla Commissione disciplinare, in modo da consentire all’attaccante degli Stati Uniti Falorin Balogun di giocare negli ottavi del Mondiale contro il Belgio, nonostante il rosso diretto rimediato con la Bosnia. La Federazione mondiale “ha passato una linea rossa” si é sottolineato da Nyon, denunciando una decisione “senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile”. “Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono il fondamento di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte, le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso, non è così”, ha aggiunto l’organbo europeo del calcio.
Alle parole di Trump ha replicato il suo fedele alleato, Infantino, che ha provato a difendere l’operato della federcalcio che da dieci anni gestisce: “Gli organi giudiziari della Fifa sono indipendenti. Operano in modo autonomo, la loro indipendenza è essenziale per la credibilità e l’integrità del calcio e deve essere sempre rispettata. Ho effettivamente ricevuto una telefonata dal Presidente Trump, proprio come ricevo telefonate da capi di Stato di tutto il mondo. Le decisioni della Commissione Disciplinare Fifa a volte mi lasciano sorpreso. A volte sono d’accordo con esse, a volte no”.
Chi è davvero infuriato è il Belgio, che si è – come da previsioni – visto rigettare l’appello contro la decisione. La federcalcio belga (Rbfa) ha denunciato di non aver ricevuto alcuna spiegazione dalla Fifa in risposta alla sua lettera con richiesta di chiarimenti. Considerata, invece, “un ricorso”, con l’aggiunta “che era stato nominato un giudice e che la Rbfa aveva solo poche ore per completare tale ricorso”. “Abbiamo chiesto spiegazioni legittime, la Fifa ha trasformato la questione in un ricorso e poi ha assicurato che sarebbe stato dichiarato inammissibile”. Come puntualmente avvenuto a poche ore dalla partita in programma a Seattle. La Federazione belga “non ha titolo per impugnare questa decisione, in quanto non era parte del procedimento”, la bocciatura del ricorso.
“Influenzare le decisioni sportive minerebbe l’autonomia dello sport” ha scritto su X il commissario Ue allo Sport, Glenn Micallef. “Dovremmo invece concentrarci sulle vere sfide di governance che lo sport deve affrontare, tra cui l’uso dello stesso come strumento politico”, ha aggiunto. “Se davvero una telefonata avesse portato a questa decisione incomprensibile, ciò equivarrebbe a minare le regole più elementari del calcio e dello sport”, ha commentato il vice premier e ministro degli Affari esteri del Belgio, Maxime Prévot. “La politica non ha posto sul campo da calcio – é intervenuta la Segretaria di Stato tedesca per lo Sport, Christiane Schenderlein – Le decisioni degli arbitri sono una questione sportiva”.
“E’ un precedente pericolosissimo – il commento del presidente Figc, Giovanni Malagò -. E’ una decisione dall’evidente sapore politico”. L’ex presidente della Fifa e acerrimo rivale di Infantino, Sepp Blatter, ha ironizzato: “Quo vadis, Fifa?”, aggiungendo che “il calcio non deve mai diventare terreno di gioco per il potere politico”.

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