“Noi in Europa crediamo che siano i genitori a crescere i nostri figli, non algoritmi predatori. A tal proposito, vorrei essere molto chiara: i social media non sono un giocattolo. In definitiva spetta ai genitori decidere quando i bambini possono iniziare a usare lo smartphone. Quello su cui siamo già d’accordo è che debba esserci un’età minima a partire dalla quale i bambini possano iscriversi ai social media”. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, presentando le linee guida del panel di esperti per la tutela dei minori online.
Questo obiettivo richiede una risposta comune europea perché “i rischi che corrono i nostri bambini online non conoscono confini, né nazionalità”, ha aggiunto la presidente, rispondendo a una domanda sulle iniziative avviate da diversi Stati membri per limitare l’accesso dei giovani ai social media. “È stato molto utile seguire i dibattiti nei diversi Stati membri, perché siamo di fronte a un cambiamento sociale e a una crescente presa di coscienza dei rischi”, ha osservato la numero uno di palazzo Berlaymont, sottolineando che “la sicurezza dei bambini online è la nostra priorità assoluta”. Von der Leyen ha spiegato che Bruxelles intende “esaminare con grande attenzione tutte le diverse proposte avanzate dai vari Stati membri, integrarle e poi presentare una proposta – come spesso facciamo in Unione europea – per armonizzare l’approccio e trovare una soluzione comune”. Secondo la presidente della Commissione, dalle iniziative nazionali emerge comunque un consenso di fondo: “Tutti concordano sulla necessità di una regolamentazione delle piattaforme di social media”, in particolare per definire “a quale età e in quali circostanze” i minori possano accedervi e quali requisiti le piattaforme debbano rispettare “per dimostrare di garantire la sicurezza e offrire contenuti adeguati all’età”.
“Se continuiamo a consentire alle Big Tech un accesso illimitato ai nostri figli, non faremo altro che condannare un’altra generazione a ulteriori danni psicologici, dipendenza e sofferenza. E i dati lo dimostrano: in tutta Europa, i giovani trascorrono ormai dalle 4 alle 6 ore al giorno davanti agli schermi, sei ore ogni giorno. Questo equivale a 20 anni della loro vita. Allo stesso tempo, in tutta Europa, quasi il 60% dei bambini piccoli ha sperimentato problemi emotivi e psicosociali online. E giorno e notte, anche i genitori ne vedono le conseguenze: perdita di sonno, depressione, ansia, cyberbullismo“. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, presentando le linee guida del panel di esperti per la tutela dei minori online. “L’esposizione a contenuti dannosi e tutto questo sta accadendo mentre il cervello dei nostri figli è ancora in fase di sviluppo. Non possiamo aspettarci che i bambini abbiano successo in un sistema che non è mai stato progettato tenendo conto del loro benessere proprio nel momento in cui sono più vulnerabili” ha aggiunto.
“Dobbiamo valutare un accesso graduale e scaglionato per le diverse fasce d’età” ai social e ad altre piattaforme online. “Quindi, se partiamo dai bambini più piccoli: niente schermi. Poi per i bambini sotto i 13 anni accesso ai social media solo sotto la supervisione di genitori, tutori, insegnanti e per un tempo limitato. Dai 13 anni in poi c’è un accesso graduale, a seconda della prova fornita dalle piattaforme, che siano appropriate all’età. E lo stesso vale per gli adolescenti”. Lo ha dichiarato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, presentando le linee guida del panel di esperti per la tutela dei minori online.
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