Il ‘caso Almasri’ conta un nuovo capitolo. Mercoledì sera il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso alla Procura generale di Roma – con un anno e mezzo di ritardo – il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del generale libico, accusato di crimini contro l’umanità, arrestato a Torino a gennaio 2025, poi rilasciato e riportato a Tripoli con un aereo dei servizi.
Una mossa di fatto obbligata che arriva a pochi giorni di distanza dalla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittima l’interpretazione della norma adottata a suo tempo dal suo dicastero, disponendo che il Guardasigilli doveva “immediatamente trasmettere al procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma le richieste di cooperazione della Corte penale internazionale”, salvo comunicare “alla stessa Corte d’appello la dichiarazione motivata di non dare corso a tali richieste per l’esigenza di tutela di princìpi costituzionali preminenti”.
Sul piano pratico, la trasmissione delle carte adesso non cambia nulla in quanto l’ex comandante del carcere di Mitiga, dopo essere stato rimpatriato con un volo di Stato italiano, è in Libia da tempo.
Ben diverso, però, il peso politico della trasmissione degli atti. All’epoca il Guardasigilli, difendendo l’operato del governo, aveva rivendicato di non fare “da passacarte”. Ed è questo il motivo per il quale, senza nascondere l’irritazione, fonti di governo fanno ora notare che la sentenza della Consulta a tanto ridurrebbe la sua funzione.
Non solo. La decisione di inviare il fascicolo è arrivata dopo due giorni di valutazioni ai massimi livelli del governo. Proprio martedì Nordio è stato a Palazzo Chigi per un colloquio, durato circa due ore, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Un’occasione, era poi trapelato, per un focus sulle carceri. Ma alla luce di quanto è avvenuto poche ore dopo non si può affatto escludere che in quelle due ore si sia parlato, ampiamente, anche del capitolo Almasri. Intanto le opposizioni partono all’attacco dopo i nuovi risvolti sulla vicenda del generale libico.
“Alla fine avevamo ragione noi – tuona Nicola Fratoianni di Avs – Abbiamo sempre avuto ragione: Nordio doveva trasferire subito le carte in Procura per l’arresto del criminale libico. Un ministro che mente spudoratamente al Parlamento in un Paese normale dovrebbe dimettersi un minuto dopo”. Sulla stessa scia Angelo Bonelli: il Guardasigilli “è stato smascherato – afferma – Per mesi ha difeso l’indifendibile, rivendicato poteri che non aveva e raccontato al Parlamento una versione falsa per coprire una delle pagine più vergognose di questo governo”. Per Bonelli, “un ministro smentito in questo modo dalla Corte costituzionale non può restare al suo posto. Si dimetta” attacca.
Critiche anche dai componenti M5S nelle commissioni Giustizia: “Avevano ragione tutti tranne Nordio e il governo Meloni. Nel frattempo i buoi sono ampiamente scappati dalla stalla e Almasri lo hanno condannato i libici, ma alla Cpi non è stato consegnato” sostengono Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato. Secondo il segretario di Più Europa Riccardo Magi “non c’è solo il caso del torturatore libico”. “Dalla grave vicenda della grazia a Ruggero con cui ha persino tentato di fare pressione sul Quirinale – dice – passando per l’indifferenza totale per il sovraffollamento delle carceri fino alla riforma dell’imputabilità per minori. Un disastro senza precedenti per la giustizia italiana”.
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