L’ex Ilva è “un mostro” e “va chiuso”. Andrea ha 13 anni, è di Taranto ed è affetto da una malattia rarissima legata alla mutazione del gene Sox4. È tra gli undici ricorrenti che hanno promosso l’azione inibitoria contro l’ex Ilva e nelle scorse ore ha scritto una lettera al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Quella lettera, scritta a mano in stampatello su tre fogli di quaderno, l’ha poi letta in un videomessaggio diffuso dall’associazione dei Genitori tarantini e diventato virale sui social. Dopo poche ore il presidente Decaro lo ha chiamato, promettendogli che la consegnerà al governo, che in queste settimane è al lavoro sul futuro dello stabilimento tarantino dopo che il 27 luglio la Corte d’Appello di Milano ha imposto la chiusura dell’area a caldo entro il 28 ottobre, per amianto ed emissioni di polveri sottili oltre i limiti. “Perché vuoi tenere il mostro ancora aperto?” è la domanda che Andrea ha rivolto al presidente. Poi il riferimento ai bambini curati nel reparto di Taranto: “Alcuni hanno perso tutti i capelli, altri non li ho più visti, mia madre mi ha detto che ora sono angeli, ma io so cosa significa, sono grande oramai”. E l’appello finale: “Noi piccoli tarantini abbiamo paura di diventare angeli”. “Ho ascoltato le parole di Andrea dalla sua diretta voce – ha detto Decaro – . Perché quando leggi quelle parole così accorate, anche se sai che non hai la diretta responsabilità di quello che sta accadendo, non puoi voltarti dall’altra parte. Mi piacerebbe che lo stesso facesse chi oggi può e deve dare risposte a Taranto, sull’ex Ilva e sul futuro di una comunità che per troppo tempo è stata sacrificata, a cominciare dal Governo e dai Commissari”. Ad Andrea il presidente ha promesso che consegnerà “la lettera il 21 agosto nelle mani dei rappresentanti del Governo che possono aiutarci. A loro spiegheremo le tue ragioni e quello che insieme vogliamo fare per Taranto. A loro spiegheremo che esistono fabbriche che non inquinano e che non fanno ammalare le persone. A loro spiegheremo che ci devono aiutare a combattere i mostri e a trovare un lavoro per tante altre persone i cui figli devono continuare a vivere a Taranto senza avere paura di respirare”. La mamma di Andrea, Simona Peluso, anche lei firmataria dell’azione inibitoria contro la fabbrica, si augura che Decaro “sia dalla nostra parte, che è la parte giusta, e che mantenga la promessa di incontrarci”, auspicando che “questo sia l’inizio di qualcosa, perché nessuno debba più provare quello che prova mio figlio”.
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