Oxford Economics, ‘più che il caldo l’Europa deve temere l’inverno’ – Notizie – Ansa.it


Più che il caldo è il freddo a dover preoccupare l’Europa. Lo dicono da Londra gli analisti di Oxford Economics, secondo i quali la nuova ondata di calore è poca cosa rispetto a quanto succederà il prossimo inverno, che potrebbe essere “il più difficile da quello del 2021-2022 in termini di forniture di energia”.

Dalla City fanno notare che “si sono materializzati diversi rischi sulle forniture di gas, con scorte storicamente basse a pochi mesi dall’inizio della stagione fredda”. Allo scorso 13 agosto infatti le riserve di gas italiane sono salite al 78,22% a 159,1 TWh, ma l’anno prima erano all’84% a 171,04 TWh. In Germania hanno raggiunto il 49% a 120,78 TWh, dopo essere scese il giorno prima al 47,28% a 116,52 Twh, contro il 65,77% a 162,13 TWh del 13 agosto del 2025. In Europa invece le scorte salgono al 59,92% a 677,23 TWh, ma a fine 2025 erano al 72,9% a 823,95 TWh. Un ulteriore rincaro del gas, poi, potrebbe portare l’inflazione “sopra il 3,5% a fine anno, per mantenersi sopra il 3% nel 2027, dando fiato ai falchi della Bce in tema di tassi”. In ogni caso, “a differenza dell’inverno del 2021-2022, la carenza fisica di gas è solo un rischio remoto, in quanto oggi c’è un’offerta globale maggiore di gas naturale liquefatto (Gnl) e ci sono anche più terminal di importazione attivi”. “Lo stretto di Hormuz rimane chiuso – osservano – e le interruzioni della produzione norvegese di gas sono aumentate”. Inoltre il gas naturale ha sopperito negli ultimi mesi alla minor produzione idroelettrica e delle centrali nucleari”. Sebbene l’Ue abbia ridotto i propri consumi di gas del 15/20%, il Vecchio Continente rimane fortemente legato all’andamento climatico dei mesi invernali e una stagione più fredda del normale “potrebbe far balzare i prezzi del gas”. In questo quadro per l’Europa “la Russia – spiegano gli analisti – rimane un jolly e vale ancora circa il 15% delle importazioni europee di gas”.

“Un altro taglio unilaterale nelle forniture, come avvenne tra il 2021 e il 2022 – fanno notare – potrebbe portare a una nuova spirale dei prezzi, con timori per una carenza materiale di gas”. “Si tratta di un rischio remoto – precisano – ma l’Ue potrebbe essere costretta a dover sospendere l’embargo sul gas russo”. In una situazione già critica per l’intero Vecchio Continente l’Italia conferma di essere l’anello debole della catena. In pratica è “il paese europeo più esposto agli improvvisi rincari del gas”, essendo tra i paesi più legati al suo utilizzo. In Europa si assiste poi a “una grande differenza di reazione” tra i diversi paesi nel “trasferire gli aumenti di prezzo del gas ai consumatori”.

“La struttura prevalente del mercato – spiegano da Londra – è caratterizzata da una predominanza di contratti a prezzo fisso a 12 o a 24 mesi, che consentono di trasferire al mercato gli aumenti con un anno di ritardo, come in Austria e in Germania”. Al contrario in Francia, Italia e Spagna i prezzi al dettaglio si adeguano “in circa un mese” e in Olanda la risposta è “quasi immediata”.

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