Clamoroso furto d’arte nella serata del 15 agosto al MuMe, Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. Ladri sono riusciti a introdursi all’interno delle sale espositive eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, riuscendo a sottrarre dei capolavori attribuiti al maestro Antonello da Messina.
I malviventi hanno agito con precisione, portando via tre tavole su cinque appartenenti al celebre Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, estratta e asportata direttamente dall’interno di una teca blindata. Sul posto sono immediatamente intervenute le forze di polizia insieme agli specialisti della scientifica, che hanno avviato i rilievi tecnici per ricostruire la dinamica dell’effrazione e raccogliere elementi utili a identificare i responsabili.
Aperta un’inchiesta
La Procura ha aperto una inchiesta, le indagini sono affidate alla polizia. Come confermato dagli investigatori, nel Museo c’erano diverse telecamere di sorveglianza e le opere erano custodite da un accurato sistema di allarme. Il Museo si trova nel viale della Libertà, la struttura è sempre tutelata da un sistema di metronotte. Al momento gli investigatori stanno valutando diverse ipotesi, in particolare la pista del mercato nero dei ladri d’arte.
Indagini sul mercato nero dell’arte
Per gli investigatori chi ha rubato le opere di Antonello da Messina potrebbe avere agito su commissione di qualche mercante d’arte e si stanno facendo accertamenti per capire se il sistema di allarme era perfettamente funzionante. Un furto non semplice, spiegano gli investigatori, perché si tratta di opere su tavola, dunque non avvolgibili.
Al Museo regionale Accascina, da dove sono state rubate le opere di Antonello da Messina, si arriva da due strade: viale della Libertà e viale Annunziata. La struttura è su tre livelli, di cui due dedicati all’esposizione, copre una superficie di 17.118 mq e negli spazi esterni ci sono elementi architettonici.
Le ricche collezioni, provenienti per la maggior parte dalla città pre-terremoto, testimoniano i rapporti e gli scambi che sin dalle origini interessarono Messina, grazie alla posizione strategica del porto naturale, tra i più importanti del Mediterraneo.
Conosciuto in tutto il mondo per i capolavori di Antonello da Messina e di Caravaggio, il Museo illustra la storia e la cultura artistica di Messina dal popolamento preistorico nel IV millennio a.C. al XIX secolo.
La direttrice del museo: “Siamo sconvolti, erano tra le opere più importanti”
“Siamo sconvolti per quello che è accaduto, erano due delle opere più importanti e note di Antonello da Messina. Una grande perdita per il museo, per la città, la comunità e il mondo dell’arte”, ha detto la direttrice del museo regionale di Messina, Marisa Mercurio. “Ci sono indagini in corso da parte delle forze dell’ordine e speriamo riescano ad arrestare i responsabili. Il furto è stato ieri intorno alle 21.50. Purtroppo sono riusciti ad eludere i sistemi d’allarme e tutti i sistemi di sicurezza”.
Il sindaco di Messina: “Dolore per il furto delle opere durante la processione della Vara”
Il Comune di Messina esprime “profonda preoccupazione e sconcerto per il grave furto. “L’incursione assume un significato particolarmente grave anche per il momento in cui è stata compiuta – sottolinea il Comune – I malviventi hanno agito proprio nelle ore in cui” c’era “la tradizionale Processione della Vara”. Per il sindaco Federico Basile “quello che è accaduto è un fatto gravissimo e profondamente riprovevole ed ancora più doloroso constatare che un atto criminale di questa gravità sia stato compiuto proprio nell’ora in cui la Vara aveva appena concluso il suo percorso a piazza Duomo, al termine di una giornata che quest’anno la città ha vissuto nel segno del rispetto, della memoria e del dolore per le vittime del crollo di Pistunina, per le giovani vite perdute negli incidenti stradali che hanno segnato questo 2026 e, più in generale, per tutte le vittime e per chi ha perso la vita troppo presto”.
“La Vara rappresenta una delle espressioni più profonde dell’identità di Messina – prosegue il sindaco – e Antonello da Messina ne rappresenta un altro elemento identitario altrettanto forte e riconosciuto nel mondo. Sottrarre alla città opere di questo valore significa colpire non soltanto il patrimonio artistico, ma la memoria, la cultura e l’identità stessa della comunità messinese. È un gesto che condanniamo con assoluta fermezza. Antonello è Messina e Messina è anche Antonello – conclude Basile -. Queste opere appartengono alla storia della nostra città e rappresentano un patrimonio che non può essere disperso. Ci auguriamo che il lavoro degli investigatori consenta di riportarle presto al loro posto e che venga fatta piena luce su quanto accaduto”.
Il ministro Giuli: “Sconcerto e dispiacere per il furto”
“Apprendo con sconcerto e dispiacere del furto avvenuto al Museo Regionale Interdisciplinare di Messina – ha dichiarato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli -, dove sono state sottratte tre tavole del Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte con Madonna e Cristo in pietà, attribuite ad Antonello da Messina e di straordinario valore per il nostro patrimonio culturale. Ho parlato con il sindaco di Messina, Federico Basile, al quale ho espresso la mia vicinanza alla città e all’intera comunità per quanto accaduto”.
“Mi sono consultato subito con il comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – aggiunge – Confido, come sempre, nell’operato delle forze di sicurezza, nel caso specifico della Polizia, cui sono affidate le indagini. Il Ministero della Cultura assicura la massima disponibilità a collaborare con le autorità regionali, nel cui àmbito ricade la gestione dei musei dell’Isola, in ragione dell’autonomia speciale vigente”.
Critico d’arte: ‘Non è solo furto di opere ma mutilazione materiale e simbolica’
“Rubare Antonello da Messina non significa soltanto sottrarre alcune opere alle sale di un museo, ma colpire uno dei luoghi più profondi della memoria culturale siciliana, perché esistono opere che cessano da tempo di appartenere esclusivamente alla storia dell’arte per diventare parte dell’identità di una città, di un territorio, di una civiltà”, ha detto il critico d’arte Giuseppe Carli.
“Il Polittico di San Gregorio appartiene precisamente a questa categoria: è una delle testimonianze più alte e solenni del rapporto fra Antonello e Messina, la sua città, e conserva dentro la propria materia pittorica non soltanto la grandezza di un maestro del Rinascimento, ma la complessità di quella Sicilia quattrocentesca che fu crocevia di culture, di commerci, di immagini e di linguaggi provenienti dal Mediterraneo e dall’Europa – aggiunge il critico d’arte – Antonello non è semplicemente un grande pittore italiano: è uno di quegli artisti rarissimi attraverso i quali la pittura cambia il proprio modo di guardare l’uomo e il mondo, perché nelle sue figure la luce non serve soltanto a descrivere le cose, ma sembra trasformarsi in pensiero, mentre il volto umano acquista una presenza psicologica, una dignità e una profondità che appartengono già, in qualche modo, alla modernità”. Per Carli “le tavole sottratte non possono essere considerate soltanto oggetti antichi, per quanto preziosi: sono documenti irripetibili della nostra civiltà, superfici sulle quali quasi sei secoli di storia hanno depositato devozione, cultura, memoria e identità e nel caso del Polittico di San Gregorio il gesto appare ancora più doloroso, perché sottrarre tre tavole significa interrompere l’unità di un organismo concepito per vivere attraverso il rapporto reciproco delle sue parti; non è soltanto una sottrazione, dunque, ma una vera mutilazione, materiale e simbolica”.
Il Museo
Il museo regionale di Messina, inaugurato nel nuovo e grande plesso nel giugno 2017, è intitolato a Maria Accascina, tra le figure più rappresentative della storiografia artistica siciliana e storica direttrice dell’Istituto dal 1949 al 1963. Sorge nell’area – si legge nel sito del muso – ove sussistevano le rovine del cinquecentesco monastero basiliano del San Salvatore dei Greci, distrutto dal terremoto del 1908, del quale sono tuttora visibili i resti dell’impianto della chiesa e la cripta sottostante, inglobata nell’area espositiva. Organizzato su tre livelli, di cui due dedicati all’esposizione, copre una superficie di 17.118 mq, allestita anche negli spazi esterni con elementi architettonici. Le ricche collezioni, provenienti per la maggior parte dalla città pre-terremoto, testimoniano i rapporti e gli scambi che sin dalle origini interessarono Messina, grazie alla posizione strategica del porto naturale, tra i più importanti del Mediterraneo. Conosciuto in tutto il mondo per i capolavori di Antonello da Messina e di Caravaggio, il Museo illustra la storia e la cultura artistica di Messina dal popolamento preistorico nel IV millennio a.C. al XIX secolo. Dal 1911, l’ottocentesca Filanda Mellinghoff, rimasta integra e tuttora parte dell’ampio complesso museale, ospitò le opere provenienti dai primi ricoveri, divenendo sede del museo nazionale fin dalla sua istituzione nel 1914, sotto la direzione di Enrico Mauceri, a cui si devono un primo ordinamento delle collezioni e l’inaugurazione nel 1922. Decaduto il progetto di un nuovo edificio, presentato da Francesco Valenti nel 1916, e tramontata l’idea di restaurare il Monte di Pietà quale sede definitiva del Museo, secondo il progetto di Armando Dillon, allo scoppio della seconda guerra mondiale le collezioni furono ricoverate nel Monastero di San Placido Calonerò, per essere riportate nell’antica collocazione nel dopoguerra. Si deve a Maria Accascina il riordinamento del Museo dopo i danni causati dai bombardamenti. Dopo anni di intenso lavoro e fra molte difficoltà, Accascina lo riaprirà nel 1954, con un progetto museografico moderno, sempre inseguendo il sogno di un nuovo edificio in grado di ospitare definitivamente le collezioni.
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