Via libera agli investimenti nelle centrali nucleari, alle pompe di calore, al solare, alle batterie domestiche, alle ristrutturazioni e alle colonnine di ricarica, restano fuori invece gli incentivi per l’acquisto di auto elettriche: la Commissione europea mette nero su bianco il perimetro della nuova flessibilità sulle spese per la sicurezza energetica, che consentirà agli Stati di derogare temporaneamente ai vincoli del Patto di stabilità per finanziare investimenti destinati a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Per l’Italia lo spazio potenziale vale circa 14 miliardi di euro nel triennio 2026-2028 (35-36 miliardi con anche gli investimenti nella difesa).
La novità che incassa subito il plauso del governo italiano è l’esplicito ingresso dell’atomo nell’elenco di Bruxelles. “È un riconoscimento significativo della rilevanza che il nucleare può avere nel rafforzamento della sicurezza e della resilienza del sistema energetico europeo e nel percorso di transizione energetica”, sottolinea il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto. Per gli interventi sull’energia, spiega più in generale, Roma ha già individuato “alcune potenziali misure” e sta approfondendone gli aspetti tecnici, l’ammissibilità e l’impatto sulla finanza pubblica.
La Comunicazione della Commissione, pubblicata oggi nella Gazzetta ufficiale dell’Ue dopo settimane di negoziato tra i Ventisette, contiene 22 tipologie di intervento. Tra queste figurano esplicitamente gli “investimenti in centrali nucleari”, accanto alle rinnovabili, alle reti elettriche, allo stoccaggio, all’idrogeno prodotto con elettricità rinnovabile o a basse emissioni e al rafforzamento della sicurezza fisica e informatica dei sistemi energetici.
Per le famiglie sono previste sovvenzioni per l’energia geotermica e solare, per i sistemi domestici di accumulo, per sostituire le caldaie a combustibili fossili con alternative pulite come le pompe di calore e per installare infrastrutture domestiche di ricarica dei veicoli elettrici. Possibili anche sovvenzioni o prestiti agevolati per ristrutturazioni medie o profonde degli edifici. Gli investimenti pubblici includono invece i trasporti urbani puliti, come tram e metropolitane, infrastrutture ferroviarie e materiale rotabile. Per le imprese sono possibili incentivi alle tecnologie per la decarbonizzazione industriale e finanziamenti agevolati per la riqualificazione energetica degli edifici.
Le auto elettriche restano invece fuori dalla lista: Bruxelles indica gli incentivi fiscali alle imprese e gli investimenti pubblici per le infrastrutture di ricarica, ma non gli incentivi nazionali per l’acquisto dei veicoli. E neanche le e-bike sopravvivono alle sforbiciate imposte da frugali e dai Paesi più attenti a difendere il più possibile le deroghe fiscali per la difesa (i vicini della Russia). L’elenco è comunque “esemplificativo e non esaustivo”: gli Stati potranno sottoporre anche altri interventi. Bruxelles per settembre dovrebbe dare il proprio via libera, e poi il tutto dovrà avere l’ok del Consiglio Ue Ecofin il 9 ottobre.
La filosofia della nuova deroga è evitare che il maggior deficit finanzi sconti generalizzati e indirizzarlo invece verso interventi capaci di cambiare strutturalmente il sistema energetico europeo. Escluse quindi riduzioni di accise e altre imposte sui combustibili fossili. Gli Stati potranno usare fino a un massimo di uno 0,3% del Pil l’anno per le misure scelte, fino a uno 0,6% cumulato nel triennio. Ogni misura dovrà essere documentata singolarmente e gli Stati dovranno aggiornare Bruxelles su costi e interventi due volte l’anno.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
